Sabato 10 Maggio 2008...
Nelle mani di Seamus Heaney. Rotta di volo - Flight Path (The Spirit Level, 1996)

The Flight Path
1
Prima la prima piega, poi altre pieghe
di volta in volta più strette e nette finché
l’intero foglio si riduceva
a un quadratino ripiegato che poi tirava su per i due angoli,
e manteneva come una promessa che aveva la facoltà di rompere,
ma che non ruppe mai.
Una colomba s’alzava in volo dal mio petto
ogni volta che le mani di mio padre a me si svelavano,
reggendo una barchetta di carta, arca nell’aria,
linee di una tenda tesa coi picchetti:
cima aguzza, fondo squadrato, la piccola piramide
centrale sempre più incavata
come una parte di me che sprofondava, sapendo
che l’intera cosa sarebbe affondata,
una volta mandata al varo.
2.
Uguale e contraria, è la parte che si solleva
in quei cieli trapunti di stelle nell’occhio dell’inverno,
quando a Wicklow me ne sto sotto la rotta di volo
di un tardo jet da Dublino, coi fari sollevati
e baluginanti dinanzi a ciò che trascinano via.
Un fragore di motori potenti e il diminuendo
che si allunga come una scia, impronta bassa e lontana
lasciata nel chiarore delle stelle.
Il sicomoro parla la lingua del sicomoro al buio,
la luce alle mie spalle è la luce di una casa a schiera.
In piedi sulla soglia di casa nelle prime ore della notte,
a rappresentare tutto ciò
che perpetua la posa: il restare a casa
di chi s’ appoggiava allo stipite, sollevava lo sguardo e attendeva,
coloro che imparammo ad amare, salutandoli alla partenza,
o a cui ritornammo, coi vestiti diversi
di cui avevamo vergogna
Quelli che non dimenticavano mai
un volto o un nome, che mai poterono abbassare
all’improvviso gli occhi,
mentre l’ aereo raggiungeva l’altitudine di crociera,
per accorgersi che la casa appena sorvolata
- troppo lontana per vedersi adesso -
era proprio la casa che avevano abbandonato un’ora prima,
ricambiando i baci con i baci,
mentre il tassista caricava una sull’altra le valigie.
3.
In alto, lontano. Ebbrezza del duty-free.
Black Velvet. Bourbon. Altitudine con lettere d’amore.
Passeggiata aerea su Manhattan. Rientro.
Poi la California. Il Tiburon e la sua distesa.
Gli hamburger di Sam, tavolate e champagne,
più un gabbiano che ci fissa con uno sguardo duro.
Di nuovo rientro. Voti ripresi. E fuori -
Reculer pour sauter, entro un anno dal
ritorno, l’arrivederci meno lungo dell’impasse.
Dunque, verso Glanmore. Glanmore. Glanmore. Glanmore.
Preso in trappola, consenziente, al lavoro, a rischio e al sicuro.
Rifugio e alloggio. Quercia, alloro e sicomoro.
Poi, posizione-jet. Ah, questo attraversare il tempo!
Si va verso occidente, verso oriente, il jumbo come lo scuolabus,
“The Yard”, a metà tra fattoria e campus.
Un giro d’attesa e una presa che diventa più tesa -
Sweeney Astray svanisce nelle verità d’ Orazio:
Mutano i cieli, non i crucci, per chi attraversa i mari.
4.
Quanto segue è per la cronaca, alla luce
di ogni cosa prima e da allora:
uno splendida mattina di maggio, millenovecentosettantanove,
appena atterrato con il volo speciale da New York,
sono sul treno per Belfast. Piena e semplice
felicità dell’essere tornato: il mare
a Skerries, la fioritura nuziale del biancospino,
il viaggio verso nord con me che mi appiglio
dolcemente come una catena
ad ogni corporea dentellatura.
Allora entra
- come fosse una guardia di frontiera -
entra uno che avevo visto l’ultima volta in sogno,
più crucciato in viso di quanto non lo fosse nel sogno stesso
in cui mi faceva cenno di accostare al lato d’ una strada di montagna,
si avvicinava, appoggiava il gomito sul tetto della macchina
e mi spiegava attraverso il finestrino aperto
che tutto quello che dovevo fare era guidare prudentemente
un camion fino alla prossima dogana
a Pettigo, spegnere il motore, scendere come se
volessi avviarmi all’ufficio per il controllo dei documenti
- ma invece proseguire più in giù di dieci metri
verso la strada principale e montare su una macchina - ed ecco
il nome d’ un altro compagno di classe, strizzata d’occhio e ammiccamento,
l’avrei riconosciuto senz’altro, sarebbe stato alla guida d’ una Ford
e io sarei tornato a casa sano e salvo …
Allora entra e si siede
di fronte e mi affronta di petto;
“Quando cazzo ti decidi a scrivere
qualcosa per noi?” “Se pure scriverò qualcosa,
qualsiasi essa sia, la scriverò per me stesso.”
E questo fu quanto. O parole con uno stesso effetto.
Per mesi e mesi i muri della prigione furono imbrattati di escrementi.
Fuori da Long (1), terminata la lorda ,(2)
quegli occhi di brace erano gli occhi di Ciaran Nugent
come emersi dal lurido inferno di Dante
che si aprivano un varco attraverso rime e immagini
là dove anch’io camminavo dietro il pietoso Virgilio,
sano e salvo, traducendo liberamente:
Quand’ebbe detto ciò con li occhi torti
riprese ‘l teschio misero co’ denti
che furo all’osso, come d’un can, .(3)
5.
Quando risposi che venivo “da molto lontano”,
il poliziotto al posto di blocco mi domandò con tono brusco,
“E dove sarebbe, questo posto?”
Aveva compreso a malapena le mie parole e pensò
si trattasse di qualche posto al nord del Paese.
E tra il punto in cui ho vissuto e quello
da cui sono partito, c’è una distanza ancora da colmare
- luce stellare che viene da lontano, in viaggio
da anni luce - e anni luce lontana dall’arrivo.
6.
All’improvviso, la pura frenesia
di rammentare la salita a zig-zag su per gradini arroventati
fino al rifugio dell’eremita in cima a Rocamadour.
Stormi di cornacchie volano alte, una lucertola pulsava
sulla ghiaia ai miei piedi con zampe anteriori
simili a supporti articolati di veicolo lunare.
E una farfalla, soffice come il soffio della vita
in un soffio di vento, una farfalla verde come vischio
attraversa l’assolata via crucis dei pellegrini.
Le undici di mattina. Ho annotato:
“Amante della roccia, anima solitaria, sentinella del cielo, salute!”
E da qualche posto sorse una colomba. E continuò ad alzarsi in volo.
1) , la prigione del Nord d’Irlanda dove negli anni Settanta erano detenuti molti esponenti dell’IRA. La poesia è dedicata alla memoria di Bobby Sand, ivi morto per la causa repubblicana dopo uno sciopero della fame durato 66 giorni. volto a ottenere il riconoscimento dello stato di “prigioniero politico”.
2) : così venne denominato lo sciopero della fame di quei detenuti politici ,capeggiati da Bobby Sand, che alla fine degli anni Settanta imbrattarono le prigioni di escrementi, come da scenario di inferno dantesco.
3) dall’episodio del Conte Ugolino (Dante, Divina Commedia, Inferno).
The Flight Path
1
The first fold first, then more foldovers drawn
Tighter and neater every time until
The whole of the paper got itself reduced
To a pleated square he’d take up by two corners,
Then hold like a promise he had the power to break
But never did.
A dove rose in my breast
Every time my father’s bands came clean
With a paper boat between them, ark in air,
The lines of it as taut as a pegged tent:
High-sterned, splay-bottomed, the little pyramid
At the center every bit as hollow
As a part of me that sank because it knew
The whole thing would go soggy once you launched it.
2
Equal and opposite, the part that lifts
Into those full-starred heavens that winter sees
When I stand in Wicklow under the flight path
Of a late jet out of Dublin, its risen light
Winking ahead of what it hauls away:
Heavy engine noise and its abatement
Widening far back down, a wake through starlight.
The sycamore speaks in sycamore from darkness,
The light behind my shoulder’s cottage lamplight.
I’m in the doorway early in the night,
Standing-in myself for all of those
The stance perpetuates: the stay-at-homes
Who leant against the jamb and watched and waited,
The ones we learned to love by waving back at
Or coming towards again in different clothes
They were slightly shy of.
Who never once forgot
A name or a face, nor looked down suddenly
As the plane was reaching cruising altitude
To realize that the house they’d just passed over
Too far back now to see - was the same house
They’d left an hour before, still kissing, kissing,
As the taxi driver loaded up the cases.
3
Up and away. The buzz from duty free.
Black velvet. Bourbon. Love letters on high.
The spacewalk of Manhattan. The re-entry.
Then California. Laid-back Tiburon.
Burgers at Sam’s, deck-tables and champagne,
Plus a wall-eyed, hard-baked seagull looking on.
Again re-entry. Vows revowed. And off -
Reculer pour sauter, within one year of
Coming back, less long goodbye than stand-off.
So to Glanmore. Glanmore. Glanmore. Glanmore.
At bay, at one, at work, at risk and sure.
Covert and pad. Oak, bay and sycamore.
Jet-sitting next. Across and “cross and across.
Westering, eastering, the jumbo a school bus,
The Yard’ a cross between the farm and campus,
A holding pattern and a tautening purchase -
Sweeney astray in home truths out of Horace:
Skies change, not cares, for those who cross the seas.
4
The following for the record, in the light
Of everything before and since:
One bright May morning, nineteen-seventy-nine,
Just off the red-eye special from New York,
I’m on the train for Belfast. Plain, simple
Exhilaration at being back: the sea
At Skerries, the nuptial hawthorn bloom,
The trip north taking sweet hold like a chain
On every bodily sprocket.
Enter then -
As if he were some film noir border guard
Enter this one I’d last met in a dream,
More grimfaced now than in the dream itself
When he’d flagged me down at the side of a mountain road,
Come up and leant his elbow on the roof
And explained through the open window of the car
That all I’d have to do was drive a van
Carefully in to the next customs post
At Pettigo, switch off, get out as if
I were on my way with dockets to the office -
But then instead I’d walk ten yards more down
Towards the main street and get in with - here
Another school friend’s name, a wink and smile,
I’d know him all right, he’d be in a Ford
And I’d be home in three hours’ time, as safe
As houses …
So he enters and sits down
Opposite and goes for me head on.
‘When, for fuck’s sake, are you going to write
Something for us?’ ‘If I do write something,
Whatever it is, I’ll be writing for myself.’
And that was that. Or words to that effect.
The jail’s walls all those months were smeared with shite.
Out of Long Kesh after his dirty protest
The red eyes were the eyes of Ciaran Nugent
Like something out of Dante’s scurfy hell,
Drilling their way through the rhymes and images
Where I too walked behind the righteous Virgil,
As safe as houses and translating freely:
When he bad said all this, his eyes rolled
And his teeth, like a dog’s teeth clamping round a bone,
Bit into the skull and again took hold.
5
When I answered that I came from ‘far away’,
The policeman at the roadblock snapped,’Where’s that?’
He’d only half heard what I said and thought
It was the name of some place up the country.
And now it is - both where I have bee living
And where I left - a distance still to go
Like starlight that is light years on the go
From far away and takes light years arriving.
6
Out of the blue then, the sheer exaltation
Of remembering climbing zig-zag up warm steps
To the hermit’s eyrie above Rocamadour.
Crows sailing high and close, a lizard pulsing
On gravel at my feet, its front legs set
Like the jointed front struts of a moon vehicle.
And bigly, softly as the breath of life
In a breath of air, a lime-green butterfly
Crossing the pilgrims’ sunstruck via crucis.
Eleven in the morning. I made a note.
‘Rock-lover, loner, sky-sentry, all hall!’
And somewhere the dove rose. And kept on rising.



1 Commento
Domenica 11 Maggio 2008 alle
E’ veramente splendida questa poesia!
L’ho letta tutta d’un fiato…ha dei passaggi formidabili.
Un bacio doce.
collettivo anti-allergia!
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