Martedì 26 Febbraio 2008...
Italia Rialzati! (alternative fisiologiche allo slogan del Silvio)
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Martedì 26 Febbraio 2008 alle
Uno studio inglese fa traballare il mito dello psicofarmaco
prescritto in Europa dal 1996. “Quasi nulla la sua efficacia”
“Gli antidepressivi? Sono inutili
Meglio una chiacchiera del Prozac”
Gli italiani: “No alle prescrizioni facili, ma è innegabile che funzioni”
di SARA FICOCELLI
ROMA - E’ il farmaco che a metà degli anni Novanta ha sconvolto l’Europa e rivoluzionato il campo della terapia antidepressiva, una pasticca cui sono stati dedicati libri, canzoni, film, persino il nome di un gruppo punk. E’ il Prozac, ovvero Fluoxetina cloridrato, comunemente detto Fluoxetina, e secondo un recente studio inglese la sua efficacia curativa sarebbe quasi completamente nulla. Stando a una ricerca dell’equipe del professor Irving Kirsch dell’Università di Hull, pubblicata sulla rivista on line “Public Library of Science (PLoS) Medicine”, la pasticca usata in tutto il mondo per curare depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, bulimia nervosa e attacchi di panico avrebbe nella maggior parte dei casi un mero effetto placebo.
Lo studio, ha precisato Kirsch, è stato presentato alla FDA (l’ente americano per il controllo sui farmaci) e sarà sottoposto anche alle autorità regolatorie europee. Gli antidepressivi come Prozac and Seroxat, stando alla ricerca, indurrebbero miglioramenti minimi rispetto al placebo, valutabili in due punti sulla scala Hamilton della depressione, che si compone in tutto di 51 punti. Questo è stato sufficiente perché le molecole in questione ottenessero l’autorizzazione alla commercializzazione, ma, sottolinea la rivista, in Gran Bretagna non sarebbe dovuto bastare. L’Istituto nazionale per l’eccellenza clinica (Nice) stabilisce che sono necessari tre punti sulla scala Hamilton per stabilire una differenza clinica significativa.
“Stando ai risultati - ha osservato il professor Kirsch - non sembrano esserci grandi motivi per prescrivere gli antidepressivi se non alle persone affette da depressione grave, qualora le terapie alternative non abbiano prodotto effetti. Questo studio solleva gravi interrogativi sul modo in cui vengono concesse le autorizzazioni per i farmaci e sulla divulgazione dei dati della sperimentazione”.
Secondo il dottor Salvatore Di Salvo, psichiatra e presidente dell’Associazione per la ricerca contro la depressione, l’effetto farmacologico del Prozac è però innegabile: “Io lavoro con pazienti affetti da patologie gravi ogni giorno e credo che i farmaci antidepressivi debbano essere somministrati limitatamente ai casi che rispondono ai criteri diagnostici del DSM quarto, ovvero il manuale diagnostico di riferimento degli psichiatri americani. Al di là di questi casi un antidepressivo come il Prozac è fuori luogo, bisogna tentare strade alternative. Ma non possiamo negare la loro efficacia”.
Secondo Di Salvo, gli antidepressivi non possono essere usati come farmaci di terapia preventiva. “Sarebbe un po’ come dire che appena uno ha un po’ di febbre prende subito l’antibiotico. E’ importante prima diagnosticare la malattia”. E, a proposito del famoso effetto placebo: “Anche questo fa parte della loro proprietà curativa, perché si parla di psiche, di cervello. Di un organo composto da circa cento miliardi di cellule e dal funzionamento estremamente complesso”.
Lo studio inglese mette sotto accusa le multinazionali farmaceutiche, accusate, scrive il giornale, di aver manipolato i dati clinici. La popolarità degli antidepressivi, introdotti negli Usa alla fine degli anni ottanta e in Europa nel 1996, è schizzata alle stelle, scrive il quotidiano Independent, dopo le campagne in cui le industrie farmaceutiche assicuravano che si trattava di prodotti sicuri e con minori effetti collaterali rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici. Il libro del 1994 “Listening to Prozac” (Ascoltare il Prozac), in cui si affermava che chi soffriva di “scarsa gioia di vivere” poteva curarsi con un farmaco che “ravviva l’umore”, è diventato un best seller. La stessa comunità scientifica italiana continua a guardare con fiducia all’utilizzo di queste sostanze, che aumentano il tasso di serotonina nell’organismo e ridanno vita all’umore. Anche nei casi meno gravi, di cosiddetta “predisposizione alla depressione”.
“Al di là delle strumentalizzazioni spiega il dottor Francesco Cro, psichiatra e dirigente medico del Servizio diagnosi e cura di Viterbo, - l’efficacia degli antidepressivi è comunque innegabile. L’utilizzo di questi farmaci ha fatto diminuire drasticamente il numero di suicidi negli ultimi 15 anni, e ci sono dati statistici che lo confermano”. Questi antidepressivi sono noti come inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs); il più diffuso, prodotto dalla Eli Lilly, era il farmaco più venduto del mondo, prima di essere soppiantato dal Viagra. Lo studio, condotto su sei dei più noti antidepressivi, tra cui Prozac, Seroxat, prodotto dalla GlaxoSmithKline, ed Efexor, della Wyeth, mostra che sono efficaci solo su una parte minima dei depressi più gravi.
Dunque quale cura per chi è lievemente depresso? Per chi ancora, cioè, non ha varcato la terribile soglia di non ritorno che ti costringe a letto atterrito anche solo dall’idea di respirare? Il dottor Giuseppe Dell’Acqua, già allievo di Franco Basaglia e direttore del Dipartimento di Salute mentale di Trieste, spiega che la cosa migliore è “ascoltare il paziente, stargli vicino. La cura farmacologica è l’extrema ratio di un lavoro complesso e delicato, che lo psichiatra deve saper fare prima come essere umano che come medico. L’efficacia degli psicofarmaci è nulla, senza un accurato lavoro di assistenza al paziente. Credo che sia questo il senso profondo della ricerca effettuata in Gran Bretagna e credo che, più della serotonina e dell’illusione del Placebo, siano le affinità emotive tra medico e paziente a poter guarire davvero una persona”.
(26 febbraio 2008)
Martedì 26 Febbraio 2008 alle
Deontologia ed Etica dello Psichiatra Forense
Prof. Ugo Fornari
Brevemente tratteggiato il contenitore giuridico entro il quale il perito giudiziario dee collocare il proprio operato, l’autore espone i problemi relativi al sapere, al saper fare e al saper essere che riguardano l’attività psichiatrico forense, con particolare riferimento ad alcune regole minime che devono informare di sé il rapporto con il committente (ufficio o parti), il destinatario (indagato, vittima, minore, anziano), i Colleghi (curanti, periti e consulenti) e i mass media.
Il perito psichiatra ed i mass media
Prof. Giancarlo Nivoli – Prof.ssa Liliana Lorettu
In alcuni casi giudiziari a particolare risonanza emotiva e con grande risalto sui mass media alcuni psichiatri tendono ad “offrire gratuitamente“ la propria prestazione pur di essere coinvolti nel vortice di notorietà. In tali situazioni è possibile osservare una lunga serie di errori emotivi dello psichiatra, sino ad arrivare a delle vere e proprie violazioni dei confini etici e deontologici che poco o nulla hanno a che fare con una adeguata e corretta professionalità. Verranno descritti alcuni comportamenti di tali psichiatri quali il ricorso alla “fantapsichiatria”, “l’esibizione pubblicitaria”, il passaggio all’azione ecc, e gli aspetti psicopatologici più profondi che sottendono tali comportamenti.
Criminalità, paura e clamore mediatico
Prof.ssa Isabella Merzagora
La relazione affronta i risultati delle ricerche criminologiche in tema di percezione sociale che datano oramai da alcuni decenni, e sostanzialmente possono raggrupparsi in due tipologie: ricerche sulla percezione che le persone hanno dell’ammontare quantitativo e della gravità dei crimini, e dunque sulla paura del crimine; ricerche sulla misurazione di gravità dei reati, cioè sulla corrispondenza o meno fra la “gravità legale” espressa nei termini delle pene edittali o delle pene irrogate dai giudici e la gravità quale percepita dai cittadini.
Per le prime, si rileva da tempo che la paura del crimine non appare proporzionale all’effettivo rischio, e sia in parte condizionata dall’intervento dei mass media.
Le ricerche sulla misurazione di gravità dei reati, pure condizionate dalle notizie di stampa, sono note con l’acronimo K.O.L. (Knowledge and Opinion about Law), e vogliono in sostanza valutare se i valori codificati dalla legge penale coincidono o meno con quelli della popolazione, e dunque hanno, o almeno dovrebbero avere, una forte ricaduta in termini di politica criminale.
Non si vuol sostenere che la legge penale debba variare col mutare degli “umori della piazza”, tanto più considerando quanto questi umori a loro volta siano condizionati magari dal fatto di cronaca del giorno e quindi dallo schiamazzo mediatico, né si vuole demagogicamente sottovalutare il ruolo degli “esperti” nelle scelte di politica penale e nel confezionare le leggi, ma certo sarebbe auspicabile un certo grado di corrispondenza fra il giudizio di gravità come espresso dai cittadini e quello manifestato dal diritto, o, quantomeno, se questo non si può dare, che se ne abbiano chiari e se ne esplicitino i motivi.
La relazione presenterà infine un progetto di misurazione della percezione di gravità – Indice Standard per la Percezione della Gravità - da breve messo a punto presso la Cattedra di Criminologia dell’Università di Milano, Istituto di Medicina Legale, che si propone di valutare a cadenza periodica (ogni 3 mesi) la percezione degli Italiani in materia di gravità dei reati. Verranno anche forniti i primi risultati di tale misurazione.
“La bestia uccide a sangue freddo”
Prof. Ignazio Senatore
Cinema e psicoanalisi, due gemelli immaginari, nati nello stesso anno: il 1895. Il 25 dicembre di quell’anno, infatti, i fratelli Lumiere proiettarono le prime pellicole a Parigi ed a Vienna, Sigmund Freud, il Padre della psicoanalisi, scrive gli “Studi sull’isteria” che è la premessa alla psicoanalisi.
Ma le affinità tra le due discipline non terminano qui. Per la struttura stessa su cui è fondato il dispositivo cinematografico (la sala buia, la posizione rilassata sulla poltrona e la relativa immobilità dello spettatore al cinema, l’irrealtà delle immagini proiettate sullo schermo…) il mondo della celluloide è stato spesso paragonato a quello onirico. Nel corso della visione del film, si entra, infatti, in un “regime di credenza” simile alla condizione di chi sogna. Questo effetto produce nello spettatore, l’illusione d’essere lui a produrre la finzione filmica e di “sognare” le immagini e la storia che compare sullo schermo. Il dispositivo cinematografico diviene, quindi, quello spazio immaginario, dove immagine ed immaginazione coincidono, dove la realtà e la finzione cinematografica si sovrappongono.
Ma i rapporti tra cinema e psichiatria non si fermano qui. Il cinema, sin dalla sua nascita, è sempre stato attratto dalle improvvise discese della mente umana nei gorghi della follia. Serial killer, psicopatici, personalità con strutture perverse, hanno affollato gli schermi, nutrendo con le loro storie malsane, i film horror, i gialli, il thriller e tanti altri generi cinematografici. Non potevano mancare, al cinema, le rappresentazioni degli psichiatri sullo schermo, mostrati come dongiovanni impenitenti, pasticcioni e più disturbati dei malati che hanno in cura. A partire da queste premesse, l’Autore mostrerà come il cinema, ha analizzato al figura del malato mentale sullo schermo.
“Mass media e malattia mentale: il caso del Mostro di Firenze”
Prof. Natale Fusaro
“Chiunque combatte con i mostri deve fare attenzione a non diventare a sua volta un mostro: perché se guarderai a lungo nell’abisso, infine anche l’abisso guarderà in te” (F.W.Nietzsche).
La relazione riguarda l’influenza che i media, ed in particolare la carta stampata, hanno avuto ed hanno tuttora nella vicenda relativa ai delitti del “Mostro di Firenze”.
Ciò sotto diversi aspetti, primo fra tutti quello relativo al rapporto che lo stesso Mostro di Firenze ha avuto con i media, in particolare, per quanto attiene all’effetto che ha avuto sulla sua personalità la pubblicazione dell’articolo apparso sul quotidiano “La Nazione” del 29 settembre 1985 dal titolo “Altro errore del Mostro: la notte del delitto tutte le strade erano controllate..”. Il Mostro ritaglia, fotocopia e spedisce tale articolo ai magistrati che si occupavano della sua cattura, inserendo nelle buste a loro dirette anche un dito di guanto chirurgico tagliato con all’interno una pallottola dello stesso lotto utilizzato per commettere i delitti.
Dal modo con cui è stato ritagliato l’articolo, dalla scelta della data del suo invio, e dagli altri elementi contenuti nelle lettere spedite ai magistrati, sono ricavabili elementi utili per la comprensione del suo delirio e per la sua cattura.
Nel caso di specie l’articolo di stampa è stato in grado di determinare una forte reazione da parte del Mostro, il quale, di fronte alla notizia che lo dava come persona in grado di commettere errori, ha voluto dimostrare, sfidando direttamente i magistrati, la sua onnipotenza.
Tale notizia è riuscita a vincere il forte autocontrollo di uno dei più intelligenti ed imprendibili serial killer che la storia della criminologia abbia conosciuto; i media, in questo caso hanno contribuito a concretizzare il suo essere-nel-mondo e lo hanno reso ancora più potente ed imbattibile.
Attraverso i media è possibile ricavare elementi utili a decriptare l’interno psichico del Mostro, cercando di comprendere ed interpretare il significato del suo linguaggio e delle sue gesta.
Altro aspetto su cui sarà impostata la relazione riguarderà l’influenza che i media possono esercitare sui consulenti e sui periti qualora vengano disposte consulenze e perizie attinenti la psicopatologia forense e la criminologia.
La relazione riguarderà anche l’influenza che i media possono direttamente o indirettamente esercitare sull’operato degli stessi investigatori e magistrati in ordine a quello che è stato definito come “circo mediatico giudiziario”, nonché sulla terminologia usata che a volte è in grado di stravolgere le stesse disposizioni del codice, come nel caso dell’ “avviso di garanzia”, che il Codice di Procedura Penale, definisce molto più correttamente e democraticamente “informazione di garanzia”.
L’archetipo della veggenza ne “Il silenzio degli innocenti”
Prof.ssa Monica Gemelli
Le letture massmediologiche dello stereotipo dello psichiatra spesso ne evidenziano le semplificazioni, la complessiva riduzione a “maschera” mediante la sottolineatura di alcuni tratti ipotizzati come caratteristici. Tali tratti coprono un continuum che va dalla semplice presunta saggezza fino a che non esiteremmo a definire medianiche. Fin qui siamo in un ambito relativo all’analisi delle rappresentazioni sociali. La figura di Hannibal Lecter, ne “Il silenzio degli innocenti”, sia nella versione scritta che in quella cinematografica, appare però, a differenza di ciò che accade in molte altre opere, costruita non tanto sulla diluizione progressiva di contenuti complessi, quanto sul recupero di permanenze, ancorché attestate a livello di cultura popolare, archetipiche di un modello di saggio di tipo sapienziale. Tale modello si basa su alcuni presupposti gnoseologici relativi alla legittimazione delle pratiche conoscitive, in netta contrapposizione con quelle, prevalenti nella nostra cultura, fondate, a partire dalla filosofia greca, sul codice visivo. La relazione esamina le tematiche relative al vedere, alla parola ed al desiderio nell’articolazione tra passato e presente a partire dall’analisi della struttura narrativa de “Il Silenzio degli innocenti”
La Superficie Immaginaria
Prof.ssa Laura Angiulli
“…una superficie dunque immaginaria, la cui esistenza è data solo per ipotesi: in cui tutto può accadere, dove ogni evento è possibile….”
L’approccio all’atto teatrale si presta per l’attraversamento di un percorso non lineare, con luoghi espressivi che ridefiniscono la convenzione spazio-temporale, dilatano gli ambiti immaginativo e percettivo, e caricano di risonanze le sfere razionale e sentimentale.
Recitare significa porre in essere un sistema interpretativo e rappresentativo che coinvolga il corpo e tutti i sensi; che accenda allusioni verso una complessità significante latente, ma non manifesta.
L’azione, comunque sia essa citata attraverso uno o più linguaggi del corpo, non asseconda l’intero itinerario dell’attività pensante del soggetto: essa è la frammentaria e occasionale manifestazione di un elaborato che si rappresenta nell’intimo del soggetto senza soluzione di continuità.
Ascolto Auto-ascolto
Il tempo fluido e l’incidente
C’è un tempo che si rapprende intorno al gesto che lo percorre e all’immagine che lo raffigura. Questa espressione “materializzata“ del corso/tempo, immanente al farsi dell’evento, costituisce nella linearità dell’elemento fluido l’accadimento accidentale, ovvero il deflagare tragico della tensione conflittuale, la frattura insanabile, il trauma, così che proprio nella contratturazione della materia-tempo il gesto tragico si rafferma in puro atto simbolico; essa imprime una variante oscura sul nastro sensibile che rappresenta la “scatola nera” del tracciato esistenziale, e che porta incise tutte le pulsioni e le risultanti emotive dell’excursus-vita.
Mass media ed OPG: tra interesse alla cronaca e curiosità morbosa
Prof. Franco Scarpa
L’OPG è l’Istituzione che è deputata al trattamento dei pazienti psichiatrici che commettono reati in stato di incapacità di intendere e volere e sono sottoposti a misura privativa della libertà perché ritenuti socialmente pericolosi.
In quanto tale esso incarna il luogo stesso dove sono presenti le persone da cui “guardarsi” per la loro pericolosità, derivante dalla incapacità di controllare i propri impulsi, ma anche le persone da “guardare” attentamente ed “osservare” anche in quelli che sembrano essere le azioni quotidiane della esistenza.
In tal senso l’interesse della stampa e dei mezzi di informazione supera il limite della semplice informazione e d’ogni aspetto che riguarda l’OPG ed i suoi abitanti assume un significato sempre più portato alla evidenziazione di aspetti morbosi e particolari piuttosto che quello del dovere della informazione e di descrizione dell’opera svolta.
Su tali aspetti si approfondisce la relazione dell’autore e la verifica di un migliore rapporto da stabilire.
Autori di Reati Gravi: Rappresentazioni Cliniche e Rappresentazioni Sociali
(Serious Offenders: Clinical Representations vs. Social Representations)
Dott. Vincenzo Cappiello
Il reinserimento degli internati all’interno del loro territorio di origine comporta aspetti di tipo strettamente medico ed altri volti alla costituzione di reti sociali e di formazione di cosiddetti “assistenti informali” (informal caregivers), e conseguente supervisione su di essi durante e successivamente al reinserimento stesso. Ciò comporta, nel corso del lavoro iniziato nel 2001, un costante intervento sulle persone significative della rete sociale di ogni singolo internato da reinserire o già reinserito, al fine di elaborare strategie condivise di intervento e sostegno a favore di tali pazienti. Si realizza, in concreto, una superamento degli stereotipi e dei pregiudizi legati alle rappresentazioni sociali della malattia mentale ed al relativo “agìto”, anche estremamente drammatico: nel corso della nostra esperienza abbiamo scelto di lavorare su persone (e sulla conseguente rappresentazione sociale di tali persone) con storia di “agìti” gravi e di forte impatto sulle rappresentazioni sociali della malattia mentale: omicidi, parricidi e matricidi tentati ed effettuati.
La scena del crimine e il teatro mediatico.
Prof. Massimo Picozzi - Dott. Luciano Garofano
I due relatori condividono interesse scientifico, professionalità e passione per quanto una scena del crimine racconta degli aggressori e delle vittime, della loro interazione, delle dinamiche e dei comportamenti.
Il coinvolgimento in casi di rilevanza nazionale li ha inevitabilmente posti a confronto con il mondo dell’informazione. Ne è scaturito spesso un dialogo, non raramente un conflitto, tra pressioni mediatiche e obblighi di riservatezza.
Vi è comunque la convinzione che una divulgazione scientifica corretta sia un’operazione possibile (e forse necessaria). In tal senso vanno interpretati gli interventi sul piccolo schermo e, soprattutto, la scrittura, che ha portato i relatori a pubblicare saggi che hanno riscosso un grande successo, come “Delitti imperfetti” di Luciano Garofano, “Serial Killer e “Scena del Crimine”, curato da Massimo Picozzi e Carlo Lucarelli.
FIGLICIDIO: GENITORI DENTRO LA NOTIZIA
Prof.ssa Alessandra Bramante
Ci piacerebbe pensare alla famiglia come luogo di affetti solo positivi ma purtroppo non sempre è così, la famiglia non sempre è luogo di amore e sicurezza, ma la contrario talora può essere scenario di efferati delitti. Nonostante ciò sia risaputo continuiamo a stupirci e a rammaricarci di fronte alla notizia di una madre che ha tolto la vita al suo bambino o di un padre che accecato dalla gelosia oppure lasciato dalla moglie uccide i propri figli e poi si toglie lui stesso la vita. Si tratta di storie sempre esistite, il figlicidio è un fenomeno “vecchio come il mondo” , forse semplicemente oggi se ne parla di più in quanto i mezzi di comunicazione di massa non sempre fanno solo cronaca per informare bensì per vendere di più il prodotto, facendo troppo spesso mercato del dolore umano soprattutto in quei casi delicati su cui sarebbe al contrario importante spegnere i riflettori. Scopo di questo lavoro è quello di analizzare il fenomeno figlicidio così come viene “dipinto” da televisione e giornali scoprendo eventuali differenze nel trattare la notizia a seconda che l’assassino sia la madre o il padre e, cercando di mettere in luce la differenza troppo spesso esistente tra le storie reali e quelle rappresentate dai mass media.
Violenza, malattia mentale e mass media
Prof. Antonello Crisci
La violenza, in tutte le sue forme, costituisce quella “notizia” che viene frequentemente pubblicata dai mass media.
Se, poi, l’atto violento è commesso da un malato mentale, la narrazione dell’evento è ancora più sensazionale.
Partendo da alcuni orrendi crimini del passato compiuti da soggetti successivamente rinchiusi in Ospedale Psichiatrico Giudiziario per malattia mentale, si ricostruiranno le storie degli autori dei reati attraverso le “notizie” apparse sulla stampa dell’epoca.
La relazione si concluderà con cenni sul rapporto tra libertà d’informazione ed etica.
“ Manicomio criminale” e Mass Media: un incontro possibile?
Prof. Nunzio Rosania
L’Ospedale Psichiatrico Giudiziario è ostinatamente rimasto, nella colorita espressione spesso adottata in questo ambito tematico dai più diffusi mezzi di informazione, il “manicomio criminale” di antica memoria, terminologia, questa, che meglio produce perverso appeal sulle paure, recondite e/o espresse, del cittadino “medio e normale” (che tale vuole sentirsi ed essere considerato). Cittadino per altro frequentemente ineffabilmente attratto per un verso dalle atmosfere “sordide e perverse” entro cui matura il delitto, in ispecie quello commesso dal “pazzo criminale”, e per altro verso smanioso di esprimere giudizi a forte contenuto etico e furori intesi alla emarginazione delle diversità. Può una comunicazione corretta ed autenticamente informata produrre una diversa considerazione sociale di queste tristi realtà penitenziarie e favorire politiche di inclusione?
Sabato 1 Marzo 2008 alle
lettere@ilmanifesto.it
Rinnovare si può
A meno di due mesi dalle elezioni politiche per i partiti è tempo delle liste dei candidati. Con questa legge elettorale e i tempi stretti, le primarie per scegliere i candidati non le farà nessuno, neanche il Pd (…). E’ anche il momento dei bilanci e delle scelte politiche personali per ciascuno e dunque anche per chi, come noi, ha fatto un’esperienza parlamentare in anni turbolenti della vita politica italiana e complicati per la sinistra. Dopo una lunga esperienza critica nei Ds, non potendo condividere l’approdo nel Pd, abbiamo dato vita insieme a altri a un movimento politico - Sinistra democratica - con lo scopo di avvicinare l’unificazione e il profondo rinnovamento della sinistra. Dopo quella scelta, anche se in ritardo rispetto alle necessità, la Sinistra Arcobaleno vede la luce: si comincia a girar pagina, speriamo, non solo perché le elezioni bussano alla porta ma perché c’è bisogno di una sinistra più forte e al passo con i tempi. Non c’è da superare solo la frammentazione, ci sono almeno altre due zavorre da abbandonare: quella della sinistra di testimonianza, puramente identitaria, che difende i suoi confini sempre più ristretti; e la teoria delle due sinistre che ha fatto un sacco di danni. La fine dei Ds toglie ogni alibi, la sinistra da costruire è una sola, senza aggettivi, e con l’ambizione del governo e del cambiamento. In questo frangente delicato e importante, in cui la sinistra si gioca una partita importante, abbiamo deciso di non ricandidarci al parlamento. Lo facciamo, e non siamo gli unici, non solo per aiutare l’arrivo alla Camera e al Senato di altri e altre più giovani o provenienti da esperienze politiche e sociali importanti almeno quanto la nostra, ma anche per affermare e praticare un principio a nostro giudizio fondamentale: la politica, anche quella dei partiti, si può fare anche se non si è eletti e le funzioni dirigenti non devono per forza coincidere con la presenza nelle istituzioni. Questa coincidenza di ruoli, che oggi sembra obbligatoria, è in realtà una ragione di asfissia, una distorsione che va corretta, insieme a altre, se si punta alla vitalità della politica. Crediamo di aver avuto molto dalla politica, in termini di crescita personale, rapporti, riconoscimenti, occasione di esercizio della responsabilità. Ci sembra che restituire parte di ciò che ci è stato dato continuando a far politica dopo e senza il seggio parlamentare sia un ottimo modo per vivere la passione e la responsabilità collettive.
A chi ci chiede se si tratta di un passo indietro diciamo che, al contrario, l’impegno resta immutato: per la costruzione di una sinistra che sia autorevole e moderna continueremo a impegnarci anche fuori da Montecitorio.
Gloria Buffo, Fulvia Bandoli, Marco Fumagalli, Lalla Trupia
La cultura dell’elettroshock
Egregi direttori, essendo stato citato nell’articolo della signora Maria Grazia Giannichedda del 23 febbraio, vorrei rispondere almeno a un punto: che in Italia l’elettroshock è poco utilizzato perché la sua richiesta è limitata. Non potrebbe essere diversamente data l’insensata campagna di criminalizzazione che dura da mezzo secolo. L’intervento della signora Giannichedda ne è un mite esempio. I pazienti ne sono terrorizzati e i medici non osano nominarlo. Esiste una proposta di legge in Parlamento, la 7258 del 2000, che chiede il divieto di questa terapia e la carcerazione da 5 a 10 per chi la somministra e per chi ne agevola l’attuazione. Quale paziente accetterebbe una terapia che costituisce un atto criminale? Circa il reale campo di indicazione dell’elettroshock basti pensare che circa il 6% della popolazione soffre ogni anno di depressione. Il 40% delle depressioni non risponde agli antidepressivi. Molti guariranno col passare del tempo ma gli altri specie i più gravi hanno il diritto di sapere che esiste una terapia sicura e efficace nell’80% dei casi, prima che pensino che l’unica soluzione sia il suicidio. La signora Giannichedda scrive: «Pensiamo alla psichiatria oggi». Ai malati quando dovremmo pensarci? La classe politica e specie la sinistra commettono un gravissimo errore a difendere tesi fondate su pregiudizi invece di pensare ai malati di depressione che soffrono orribilmente. Sarebbe necessario un dibattito obiettivo e approfondito al quale certamente non ci sottrarremo.
Qui si tratta di un problema molto grande, i diritti del malato.
Cordiali saluti
Athanasios Koukopoulos, Md
L’efficacia dell’elettroshock è messa in dubbio da una ricca letteratura scientifica che evidenzia, tra l’altro, la carenza di studi di lungo periodo, che consentano di vedere cosa succede poi, in termini di ricadute e/o cronicità, alle persone i cui sintomi vengono abbattuti al di fuori di un vero e proprio contesto di rapporto terapeutico. I dubbi sulla reale efficacia delle terapie psichiatriche di taglio unicamente biologico vengono quotidianamente rafforzate da analisi come quella apparsa lo scorso 17 gennaio sul New England Journal of Medicine (vol. 358, n.3, pagg. 252-260), che in un articolo di E. H. Turner e altri ( Selective publication of antidepressant trials and its influence on apparent efficacy) documenta molto bene la tendenza a pubblicare ricerche che presentano risultati positivi e a occultare quelle che evidenziano risultati negativi, modesti o assenti. E’ opportuno quindi abbandonare ogni tono da pubblicità ingannevole, ma occorre anche evitare, a mio parere, la logica dei divieti: l’elettroshock ha perso terreno in Italia non in ragione di inesistenti proibizioni ma in quanto hanno faticosamente trovato spazio servizi pubblici e culture che lavorano sulla complessità delle persone. Questi servizi usano mezzi diversi, e tra questi i farmaci, che sono strumenti flessibili, cioè capaci di integrarsi in un rapporto terapeutico, e diffidano invece di tecniche rigide come l’elettroshock, segnato da una cultura che riduce la sofferenza mentale a pura questione di mente e cervello. Siamo invece persone, con mente e cervello certo, ma che sono parte di corpi e esistenze che hanno diritti e dignità anche nella più dura delle crisi psichiatriche. A questo pensavo quando ho scritto del signor Casu, morto a Cagliari per le conseguenze di una settimana di contenzione in un centro in cui si pratica l’elettroshock. Il dr. Koukopoulos, maestro di alcuni psichiatri di quel centro e in particolare della dottoressa che «curava» il signor Casu e che è stata incriminata, non dovrebbe sottrarsi al dibattito sul rapporto tra la cultura dell’elettroshock e quella della contenzione, figli entrambi di un manicomio che coi diritti e la complessità delle persone ha dimostrato di non sapersi rapportare.
m.g.g.
Sabato 1 Marzo 2008 alle
Fallimenti terapeutici nei pazienti bipolari:
Nuove strategie
a cura di
Athanasios Koukopoulos e Paolo Girardi
pp. 271, 16×24, paperback, 2005, € 18,00 - ISBN 88-87319-63-4
http://www.fioriti.it
Indice
Introduzione
Athanasios Koukopoulos VII
Il problema degli stati affettivi misti
Andreas Erfurth e Nikolaus Michael 1
Stati misti: nuova interpretazione clinica e nuove terapie
Hagop S. Akiskal 7
Disturbo schizobipolare con prognosi sfavorevole
Andreas Marneros 17
Il trattamento della Malattia Maniaco-Depressiva
in età pediatrica
Gianni Faedda 33
Fallimenti nella prevenzione del suicidio
Jules Angst e Alex Gamma 45
Previsione del suicidio nei disturbi bipolari:
successo o fallimento?
Zoltán Rihmer 53
Il fallimento del trattamento con litio
nella profilassi dei disturbi bipolari
Leonardo Tondo 65
Gli antidepressivi nel disturbo bipolare: benefici vs rischi
S. Nassir Ghaemi 75
Sfide e scelte terapeutiche nella depressione bipolare
Heinz Grunze 87
Il paziente bipolare rapid cycling
Paolo Girardi 101
Decorsi complessi nel Disturbo Bipolare e possibili soluzioni
Gian Paolo Minnai, Piergiorgio Salis 109
L’utilizzo di quetiapina nel disturbo bipolare:
esperienze cliniche
Alfredo Carlo Altamura 121
Dosaggio e titolazione degli antipsicotici atipici
nei pazienti bipolari
Franca Centorrino 135
Strategie terapeutiche per la Mania
Mauro Mauri 145
Dopo la remissione completa: quale trattamento?
Giovanni Battista Cassano 159
Le false comorbidità
Amedeo Ruberto, Isabella Pacchiarotti 171
Disturbo bipolare e disturbi della condotta alimentare
Giulio Perugi 191
Il complesso rapporto DOC-disturbo bipolare.
Problemi terapeutici
Elie-Georges Hantouche 205
Spettro bipolare e dipendenza da eroina
Icro Maremmani 213
I disturbi del sonno nei pazienti bipolari
Konstantin R. Soldatos 225
Nuove prospettive nella prevenzione delle
ricadute dei disturbi bipolari
Athanasios Koukopoulos e Gabriele Sani 235
Nuovi meccanismi nell’azione degli antipsicotici atipici
Giorgio Marchese, Gianluca Casu, Luca Pani 247
Mai in passato i disturbi psichiatrici sono stati così al centro dell’attenzione della società e mai sono stati forniti alla psichiatria tanti mezzi per curarli prevenirli e studiarli.
Il numero di psichiatri, psicoterapeuti e psicologi clinici è aumentato enormemente come pure i finanziamenti per la cura e la ricerca.
Tutto questo ha condotto ad una migliore diagnosi dei disturbi psichici, a un sempre crescente numero di pazienti che si rivolgono allo psichiatra e allo psicologo ed alla scoperta ed invenzione di mezzi terapeutici molto efficaci ed impensabili sino a cinquanta anni fa.
Tali progressi sono stati particolarmente importanti nel campo della Malattia Maniaco-Depressiva.
Paradossalmente i risultati terapeutici, in particolare quelli a lungo termine, sono in molti casi dolorosamente deludenti, soprattutto nell’ambito della Malattia Maniaco-Depressiva.
Il numero di suicidi non è diminuito, anzi in alcuni paesi è aumentato (Van Praag 2002). E’ recente la notizia che ogni anno muoiono per suicidio nel mondo un milione di persone. Le pensioni di invalidità civile per depressione sono in continuo aumento (Holden 2000) ed in Finlandia sono già al primo posto come causa di invalidità civile. Ugualmente i casi che diventano cronici oppure mostrano un aumento delle ricadute, sino alla rapida ciclicità (Kukopulos 1983), sono in continuo aumento.
Indubbiamente ci sono cause generali che hanno contribuito a questi esiti negativi, come il cambiamento dello stile di vita negli ultimi cinquanta anni e l’uso ed abuso di alcoolici e di sostanze stimolanti e stupefacenti.
L’uomo durante tutta la sua evoluzione e fino al XX secolo ha dormito da poco dopo il tramonto del sole fino all’alba. Con l’introduzione della luce elettrica, della radio, della televisione, degli spettacoli serali e dei locali notturni la vita attiva si è prolungata nella notte sconvolgendo il ritmo circadiano fondamentale di veglia-sonno e spesso riducendo il sonno del mattino per necessità scolastiche e lavorative. Conoscendo l’importanza del sonno nei disturbi psichici non è difficile intuire l’influenza di questi cambiamenti di vita nella genesi di tali disturbi, specie dei disturbi dell’umore. Basti pensare che spesso una sola notte passata senza dormire può scatenare la mania.
Anche il fatto che la vita è diventata più intensa, spesso frenetica e con innumerevoli stimoli di ogni genere contribuisce ad eccitare e stressare il sistema nervoso rendendo più facili i suoi scompensi almeno nelle persone predisposte.
Certo la vita oggi è più agiata, almeno nel mondo occidentale, ma è diventata anche più ansiogena perché più competitiva. Fin dall’infanzia scuola ed esami, concorsi, ricerca del lavoro e ricerca del successo. Una volta, almeno per le grandi masse, c’era poco per cui competere.
Un altro fattore che contribuisce grandemente sia allo scatenamento sia all’esito sfavorevole delle cure dei disturbi psichici è la grande diffusione delle sostanze stimolanti. Il caffé è un potente stimolante e molte persone ne assumono grandi quantità. E’ esperienza clinica molto frequente vedere dei pazienti che non rispondono alle cure perchè bevono molti caffé anche dieci al giorno. Molti di loro non dovrebbero berne nessuno, almeno fino alla completa stabilizzazione. Naturalmente anche la coca-cola ha gli stessi effetti. L’alcool, oggi consumato anche da molti giovani ed anche da adolescenti, ha effetti disastrosi e rende vane le cure.
L’uso di sostanze stupefacenti stimolanti come la marijuana, le anfetamine e la cocaina sono ancora più dannose. La marijuana e l’hashish, pur essendo più deboli degli altri, sono molto più diffusi fra i giovani e contribuiscono più di tutte le altre sostanze allo scatenamento precoce dei disturbi bipolari ed al fallimento delle cure.
Purtroppo il temperamento delle persone predisposte ai disturbi bipolari è spesso energico, eccitabile, irrequieto, ipersensibile e li porta sia ad una vita più intensa ed alla ricerca di stimoli e di successo sia all’uso di sostanze stimolanti. Tutte cose che poi scateneranno la malattia e renderanno problematica la terapia. È lo stesso temperamento maniaco-depressivo che con la sua inventiva, la sua creatività, il suo coraggio, la sua sensibilità ed emotività ha formato il mondo nel bene ma anche nel male. Non è una casuale coincidenza che tanti grandi uomini fossero maniaco-depressivi. D’altra parte il 35% delle persone in carcere sono bipolari (Joe Calabrese 2005) come pure molti dittatori e uomini di stato.
Altra causa frequente dei nostri fallimenti terapeutici è l’incompleta adesione dei pazienti alle terapie. Questa cattiva compliance ha molte e ben comprensibili cause. Gli stessi disturbi psichici, per esempio la mania e l’euforia, spesso impediscono al paziente di capire l’abnormità del proprio stato e del proprio comportamento. Inoltre il paziente inconsapevolmente ma spesso consapevolmente desidera l’euforia e trascura le cure che la possono diminuire o prevenire. L’euforia è una condizione di vita meravigliosa; grande energia, sicurezza di sé, armonia con tutto, profonde emozioni, lucidità e creatività mentale, intensa vita sentimentale e sessuale. Difficile rinunciare. Queste caratteristiche della hypomania sono certamente alla base della creatività, spesso geniale dei bipolari.
Curare il sistema nervoso centrale non è come curare il ginocchio. In più, i pazienti sono riluttanti ad assumere sostanze che debbano curare la “psiche”. L’antica distinzione fra anima e corpo, fra materia e spirito è ancora viva dentro di noi. Anche lo stigma della malattia mentale, il timore di essere etichettato come malato in famiglia, perciò inferiore agli altri, lo inducono a rifiutare le medicine o a smetterle prima possibile. Prendere degli psicofarmaci non è come prendere medicine per il resto del corpo umano. Inoltre, il fatto che per i casi con ricadute non esista una cura radicale ma le cure si debbano prolungare per lunghi tempi, spesso per sempre, rende la compliance ancora più difficile per il paziente.
Certamente molti pazienti non guariscono perché non vengono diagnosticati come bipolari. Per lungo tempo le diagnosi sono: depressione unipolare, disturbo di ansia, disturbo di personalità e per le forme miste o psicotiche disturbo schizofrenico. È noto che in tutto il mondo trascorrono in media più di dieci anni fra il manifestarsi della malattia e la sua corretta diagnosi. Con il passare del tempo e sotto l’effetto di cure improprie la malattia si aggrava. Le ragioni di questo enorme ritardo di diagnosi sono molte e prima di tutte il polimorfismo e le molte “atipie” del disturbo bipolare. La causa però più frequente è l’insufficiente conoscenza del disturbo da parte degli psichiatri di tutto il mondo. In effetti, dopo Kraepelin, il disturbo bipolare è stato a lungo sottovalutato e trascurato dalla psichiatria mentre veniva ampliata l’importanza della depressione unipolare, dei disturbi di personalità e della Schizofrenia. Solo con l’uso del litio per la prevenzione delle ricadute è rinato l’interesse per le cause, la prevalenza, le varie forme, il decorso e la terapia della malattia.
Esaminando la storia clinica dei bipolari si constata che i dieci anni trascorsi in errate diagnosi non erano il tempo impiegato dalla malattia per manifestarsi nelle sue forme tipiche e facilmente diagnosticabili ma piuttosto il tempo impiegato dal paziente, nel suo peregrinare, ad incontrare uno psichiatra che riconosca il suo disturbo bipolare.
Al di là di tutti i casi con esito negativo attribuibili alle suddette cause, esiste un grande numero di malati bene diagnosticati, curati attentamente ed intensamente e con buona compliance da parte del paziente, che non ha esito favorevole. Molti pazienti bipolari trascorrono lunghi anni di sofferenze e penosi disagi in continue ricadute. Sofferenze e disagi anche per la famiglia.
Conoscendo la notevole efficacia di molti agenti terapeutici di cui disponiamo oggi per il trattamento dei disturbi bipolari, si rimane perplessi davanti a questi fallimenti terapeutici e si vorrebbe conoscerne le cause.
Pensiamo che la nostra nosologia presenti limiti e lacune che inducono ad errori terapeutici ed a strategie terapeutiche inadeguate.
Tutti gli argomenti discussi in questo convegno sono della massima importanza per la terapia dei pazienti bipolari nei vari aspetti delle loro polimorfe manifestazione e problematiche. Il lettore troverà in questo volume la sintesi di ogni lavoro presentato da grandi esperti al Congresso del 21-22 Gennaio.
In questa introduzione vorremmo accennare ad alcuni problemi di drammatica importanza oggi: il problema delle depressioni agitate o depressioni miste, il problema della prevenzione del suicidio, il problema dello switch e della destabilizzazione cronica dell’umore associati al problema cruciale dell’uso degli antidepressivi nei bipolari ed il problema più generale ma fondamentale del rapporto fra stati di eccitazione e stati depressivi e dei riflessi di questo rapporto sugli effetti e l’esito delle terapie…
Si dovrebbe considerare l’eccitazione un processo lesivo, fortemente stressante per il sistema nervoso e la depressione la sua conseguenza. I dati sul fenomeno della eccitotossicità confermerebbe questa ipotesi. Questa ipotesi spiega anche perché tutti gli stabilizzatori dell’umore sono tutti agenti antieccitativi mentre gli antidepressivi inducono instabilità dell’umore.
Si potrebbe dire metaforicamente che la mania è il fuoco e la depressione la sua cenere.
Prevenire o sopprimere prima possibile gli stati di eccitazione dovrebbe essere la strategia adatta a prevenire anche le depressioni bipolari.
Dall’introduzione di Athanasios Koukopoulos
Sabato 1 Marzo 2008 alle
22 aprile 2002
Puntata realizzata con gli studenti del Liceo “Cartesio” di Giugliano
In quale contesto storico-culturale nascono i manicomi?
La Legge 180
Basaglia: l’interazione tra medico e malato
Come viene affrontata oggi la malattia mentale in Italia?
STUDENTE: Ringraziamo il nostro ospite, la Prof. ssa Maria Grazia Giannichedda e insieme diamo uno sguardo alla scheda introduttiva.
“Che cos’è la follia? La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”. Con queste parole Franco Basaglia, padre della Riforma che sancì la chiusura dei manicomi in Italia nel 1978, esprimeva la sua interpretazione del disagio mentale. Il manicomio si presentava agli occhi di Basaglia come il frutto di una rimozione sociale e di una ghettizzazione della sofferenza psichica. Il manicomio quindi come ricettacolo chiuso di qualcosa che non possiamo accettare e che in fondo ci fa paura, perché il rifiuto della follia è in fondo il rifiuto della diversità. L’iniziativa di Basaglia affermò con vigore che il malato mentale, collocato nel contesto tecnico, estromesso dalla propria vita relazionale, emotiva, sociale, perde la dignità di essere umano. Colui che soffre, in quanto persona, ha il diritto e la necessità di non vivere da recluso. Le cure farmacologiche e le terapie psichiatriche non devono privarlo di un diritto fondamentale, quello di un’esistenza piena, fatta di interazione umana, di rapporti sociali, di apertura verso il mondo esterno. A distanza di più di vent’anni e dopo le polemiche seguite alla cosiddetta chiusura dei manicomi, che bilancio si può fare della Legge 180? Perché la figura di Basaglia è così controversa? I suoi propositi e le sue direttive rappresentano ancora un orizzonte concreto di intervento o appartengono ad una utopia irrealizzabile?
STUDENTE: In quale contesto storico-culturale nascono i manicomi?
GIANNICHEDDA: I manicomi nascono con la società moderna. Stiamo parlando quindi di fine Seicento/Settecento. Questo non vuol dire che la follia, prima dell’epoca moderna, non esistesse. Esisteva certamente, quello che però ha caratterizzato la società moderna è l’organizzazione della follia in un certo modo; essa ha cercato i matti, selezionati, tirati fuori dalla famiglia, dalla città di provenienza, dalla vita che fanno e li ha radunati tutti insieme in un recinto apposito per i folli, perché considerati pericolosi, fastidiosi per la gente normale. È tipico della modernità mettere le persone in un posto apposito: i delinquenti nelle carceri, i matti nei manicomi, gli anziani negli ospizi, i bambini nei brefotrofi. La legge italiana è figlia della legge francese del 1838, secondo cui venivano ricoverate le persone pericolose a sé stesse e agli altri e quelle di pubblico scandalo. La funzione del manicomio era - la legge diceva - di curare e custodire. Io ho visto il manicomio per la prima volta in vita mia che avevo forse qualche anno più di voi e ho pensato che non andava bene, che lì non si poteva curare qualcuno. Quindi tra la funzione di curare e quella di custodire era assolutamente evidente quale delle due prevaleva. Nonostante questo però i manicomi erano retti da dei medici ed è proprio lì che nasce il problema.
STUDENTE: Come si è arrivati a formulare la Legge 180 e su quali principi è basata?
GIANNICHEDDA: La Legge 180 ha una lunga storia. Il manicomio ha una lunga storia. Nasce alla fine del Settecento, quindi il manicomio che conosciamo noi, che abbiamo conosciuto noi, avrà all’incirca un trecento anni. La critica al manicomio per certi versi ha pure trecento anni. Per esempio io ricordo di aver letto che, prima dell’Unità d’Italia, nell’820-’840, un Principe di Savoia visitando uno dei manicomi di Torino, quello che poi divenne un importante manicomio pubblico a Grugliasco, inorridì e disse: “Io qui non ci metterei manco i miei cavalli”. Non erano i luoghi della ricerca, quelli, bensì luoghi da cui prelevare persone per farne oggetto di esperimenti. Ugo Cerletti, che era un medico dell’Ospedale Psichiatrico di Roma, il Santa Maria Della Pietà, scoprì che, grazie all’elettroshock, i maiali venivano tramortiti con una scarica elettrica, senza che questa li uccidesse e al loro risveglio presentavano un comportamento diverso da quello di prima. Da lì partì l’idea. Cerletti si convinse che si poteva intervenire così anche sul cervello umano. E dove cercare le persone su cui sperimentare? Nel manicomio. Franco Basaglia lo racconta molto bene nel suo testo del ‘75. Lui era stato sei mesi in carcere durante la Resistenza, quando era studente di Medicina. Faceva ricerca, studiando la follia anche dal punto di vista storico-filosofico. Nasce così la legge 180, ad opera di un giovane medico, che credeva nella cura, convinto che la Costituzione bisognasse prenderla sul serio Ebbene si ritrova a fare il direttore di un manicomio assistendo a immagini forti di degrado della dignità umana.
STUDENTE: Professoressa, Le vogliamo mostrare un filmato che contiene un’intervista di Zavoli a Franco Basaglia.
ZAVOLI: Professor Basaglia si rimprovera questo ospedale di essere più una denuncia civile che una proposta psichiatrica.
BASAGLIA: Ah, senz’altro. Io sono perfettamente d’accordo. Vorrei partire con una provocazione che Lei mi fa dicendomi: “denuncia civile, più che proposta psichiatrica”. Io non saprei assolutamente proporre niente di psichiatrico in un manicomio tradizionale. In un ospedale dove i malati sono legati, costretti, in una situazione di sudditanza e di cattività da chi li deve curare, credo che nessuna terapia biologica o psicologica possa dare loro un giovamento. Non so veramente come ci può essere una possibilità di cura in una situazione di non comunicazione fra medico e malato.
STUDENTE: Come si può interpretare l’interazione che intendeva Basaglia tra medico e malato?
GIANNICHEDDA: Ogni tipo di interazione ha delle difficoltà, quella uomo/donna, quella padre/figlio e madre/figlio. Non si può pensare che ci possa essere un’interazione senza conflitti, perché se non c’è conflitto allora c’è un imbroglio sotto. Questa è la mia opinione. Nel manicomio il conflitto finisce quando le persone vengono ridotte a oggetti, così, eliminato il conflitto, il potere è interamente nelle mani del medico. Basaglia allora pensa a una situazione in cui chi ha potere, come il medico, deve saperlo gestire, deve sapere che il suo potere potrebbe diventare strapotere se usato esclusivamente a suo favore e il malato è un suo oggetto. Il medico, secondo Basaglia, deve essere uno che cura, che si prende cura del paziente. Egli diceva: “non si può fare psichiatria se non c’è dignità, se non ci sono persone”. Era convinto che bisognasse, prima di tutto, mettere le persone in condizione di persone e poi esercitare la psichiatria.
STUDENTESSA: Secondo Lei il rifiuto della famiglia, nei confronti di un ragazzo considerato folle, è dovuto più alla paura di questa malattia o alla paura dei pregiudizi della società?
GIANNICHEDDA: Entrambe le cose, ma credo che soprattutto sul primo tipo di paura noi medici, come esperti, noi come tecnici si possa fare molto. Si tratta di una paura giustificata in parte perché le famiglie hanno davanti l’immagine del folle all’interno del manicomio e dunque hanno il terrore che egli diventi un oggetto, una cosa buttata in un angolo senza più dignità.
STUDENTESSA: Secondo me sono i farmaci a ridurlo in quello stato.
GIANNICHEDDA: Credo che sia soprattutto l’istituzionalizzazione a trasformarli così. Il manicomio non è stato creato per la follia, piuttosto è stata la follia della nostra razionalità a rinchiudere le persone sofferenti, gestendo i loro bisogni come se, per ognuno di loro, fossero uguali e da soddisfare nella stessa maniera e alla stessa ora. Io ricordo di pazienti che si mettevano in tasca dei pezzettini di pane per non aspettare ore prima che venisse servito loro il pasto. Io personalmente ho paura più del manicomio che della follia.
STUDENTESSA: Come viene affrontata oggi la malattia mentale in Italia?
GIANNICHEDDA: Credo che la domanda giusta sia: “che cosa succede all’interno delle strutture sanitarie, all’interno delle famiglie e delle scuole?” Ecco, dovreste essere voi, per esempio, a dirmi che cosa succede a Scuola quando si capisce che una persona sta male. Secondo Voi c’è paura?
STUDENTESSA: Sì, credo di sì.
GIANNICHEDDA: Anch’io credo di si. Io ricordo di un ragazzo che delirava durante le mie lezioni all’Università. Egli diceva delle frasi senza senso ed io, senza arginarlo, senza ignorarlo, ho cercato di interagire con lui in un clima di comprensione e solidarietà. Spesso vi capita di avere in classe alcuni compagni con handicap più o meno gravi, grazie ad una legge nazionale che ha abolito le Scuole speciali consentendo l’ingresso dei disabili negli Istituti d’istruzione per gente normo-dotata. Ecco che allora tutta la classe è chiamata ad affrontare una realtà complessa, un’esperienza nuova che richiede necessariamente la mediazione dell’insegnante, per poter essere accettata da tutti.
STUDENTESSA: Quando un ragazzo che soffre di disturbi psichici si mostra violento come bisogna affrontarlo?
GIANNICHEDDA: Queste persone non sono violente perché matte. Io credo che alla violenza si debba rispondere con il carcere, altre volte, invece, con la comprensione. Ecco sta a noi, alla nostra responsabilità giudicare se denunciare la persona violenta oppure stargli accanto e cercare di capire il motivo di tale comportamento.
STUDENTESSA: Secondo Lei gli psicofarmaci curano realmente un malato mentale?
GIANNICHEDDA: Non sono un medico, ma certamente posso dire che gli psicofarmaci svolgono un ruolo importante se abbinati alla terapia psicologica. Sono deleteri se il loro uso diviene un abuso, perché allora si può diventare tossicodipendenti. Sta al medico vigilare che ciò non accada.
STUDENTESSA: Che cosa pensa dei progetti legislativi che affrontano l’argomento “manicomi”?
GIANNICHEDDA: Sono pessimista se penso ai progetti del Sistema Sanitario Nazionale, perché sono talmente inattuabili da non trovare consenso nemmeno all’interno della stessa maggioranza di Governo. Sono anche ottimista, però, se penso agli psichiatri che, in virtù di ciò che sono stati e che hanno significato in passato i manicomi, non sono davvero interessati a costruire nuovamente dei recinti dove relegare il pazienti, ma sono soprattutto ottimista perché sono convinta che voi, generazioni future, possiate contribuire alla costruzione di una società che consenta la convivenza tra persone diverse culturalmente, ma anche psichicamente.
Puntata registrata il 13 dicembre 2001
Biografia di Maria Grazia Giannichedda
Trasmissioni sul tema Il Grillo 2002
La metamorfosi della tossicodipendenza di Andrea Muccioli
La solitudine del migrante di Alessandro Dal Lago
L’Italia in trasformazione di Giuseppe De Rita
La formazione e le nuove tecnologie della comunicazione di Lucio Stanca
La paura e l’Occidente di Roberto Escobar
Psicologia della paura di Anna Oliverio Ferraris
I principi democratici di Domenico Fisichella
I Promessi Sposi di Luca Doninelli
Il fascino dell’horror di Marcello Fois
Ragione occidentale, ragione mediterranea di Franco Cassano
Elsa Morante: la storia e le sue vittime di Cesare Garboli
Pensieri italiani di Umberto Curi
La Costituzione Italiana di Vincenzo Caianiello
Partecipa al forum “I contemporanei”
Tutti i diritti riservati
Sabato 1 Marzo 2008 alle
Toscana
Elettrochoc
Da La Repubblica cronaca di Firenze. (La notizia sembra positiva ma in realtà è raccapricciante perché rivela in modo esplicito che fino ad oggi si sono fatti elettrochoc a bambini e anziani e si continueano a fare nel resto d’Italia. A propsito, Cassano è quello spichiatra che ogni anno fa un bel giron nelle scuole per propagandare il Ritalin, psicofarmaco “calmante” ai bambini).
Cassano, l’unico a praticarlo: “Era utile” LA REGIONE: Elettrochoc mai più su anziani e su minori
NOSTRO SERVIZIO
In Toscana non si farà più l’elettrochoc ai minorenni e agli anziani. Dopo mesi di studio è passata all’unanimità in commissione sanitaria regionale la nuova regolamentazione sulla “terapia elettroconvulsivante”, una norma che limita e controlla l’uso di uno dei rimedi medici più discussi. Che di fatto da noi viene messo in pratica solo da Giovan Battista Cassano, psichiatra di fama internazionale che lavora a Pisa. “Il trattamento sugli anziani fino ad oggi l’ho fatto, perché è utile”, spiega il professore. I consiglieri, e il comitato Cittadini per i diritti dell’uomo che ha ispirato la normativa poi scritta e presentata da Giovanni Barbagli di Rifondazione, hanno pensato soprattutto a lui nel preparare, dopo varie audizioni, il testo. E adesso? La Toscana è la terza regione che prova a regolamentare l’elettrochoc (Marche e Piemonte che l’hanno preceduta sono però state bloccate dalla Corte Costituzionale). Quando anche il consiglio avrà votato la nuova legge, a Pisa prima di fare il trattamento bisognerà chiedere il consenso scritto del paziente (o di un suo tutore) e spiegargli sempre per iscritto pro e contro. Di norma l’elettrochoc non si potrà fare a chi ha più di 65 anni, minori e donne in gravidanza, salvo, in quest’ultimo caso, che non siano d’accordo marito e familiari. Infine, si sorveglieranno frequenza delle applicazioni e loro esiti sui pazienti trattati. “Ho sempre informato i miei assistiti sul vantaggi e svantaggi del trattamento dice Cassano A fare le applicazioni da me saranno dieci persone al mese. Arrivano da tutta Italia, non sempre è facile seguirle anche dopo averle avute in cura”. Adesso c’è chi pensa di esportare la regolamentazione toscana. E’ Annamaria Celesti di Forza Italia: “La proporremo anche alle altre Regioni per arrivare ad una normativa comune”.
(carta)
Sabato 1 Marzo 2008 alle
Bisogna proprio aspettare lo Psiconano per ridare dignità ai pazienti flagellati da un paio di morsetti sulla cervice?
Sabato 1 Marzo 2008 alle
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“Il Ritalin arresta la crescita dei bambini; il rischio a lungo termine per la salute è sconosciuto”
di Mike Adams del 23 luglio 2007
tradotto dal sito http://www.newstarget.com/ da Pamio Lodovico
vedi articolo originale http://www.newstarget.com/021944.html
Una nuova ricerca pubblicata sul numero di Agosto 2007 del Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry prova che il Ritalin, l’anfetamina usata per trattare l’immaginario disturbo definito ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder (Sindrome da Iperattività e Disattenzione), arresta la crescita dei bambini. I ricercatori hanno dimostrato che, dopo tre anni di utilizzo del farmaco psicotropo, i bambini risultano più bassi di un pollice (cm 2,54) e più magri di 4.4 libbre (quasi 2 chili) dei loro coetanei.
Naturalmente, l’industria psichiatrica sta tentando da almeno un decennio, di minimizzare gli effetti della bassa-crescita del Ritalin. Una ricerca condotta negli ultimi anni da psichiatri che lavorano per il National Institutes of Health ha inizialmente trovato evidenza tra il farmaco e la bassa crescita dei bambini, tuttavia alla fine conclusero che il Ritalin non comporta, a lungo termine, rischi di crescita per i bambini. (Questi ricercatori, comunque, trascurarono di rivelare il loro conflitto di interessi con le aziende farmaceutiche).
A causa di questa conclusione gli psichiatri evitarono di avvertire i genitori del fatto che il Ritalin arresta la crescita dei loro bambini, focalizzando l’attenzione invece sul fatto che i loro bambini hanno bisogno del trattamento per correggere un disturbo chimico del cervello, in realtà inventato da Big Pharma con l’avallo dell’industria psichiatrica, come un modo per vendere più farmaci ai bambini, che non ne hanno bisogno.
Trasformare gli studenti in tossicodipendenti.
Il Ritalin è un anfetamina. Nel linguaggio della strada è chiamata “speed” (anfetamina).
Vendere anfetamina ai bambini è un reato, ma fornire anfetamina ai bambini sotto prescrizione medica è definito “trattamento”. La pratica di somministrare ai bambini potenti droghe, che alterano la mente è, in realtà, una forma di abuso chimico, che è oggi ancora tollerato perchè è formulato nel linguaggio medico. I genitori e gli insegnanti sono tutti d’accordo nel trattare gli studenti con i farmaci perchè apparentemente fanno sparire i sintomi dell’ADHD. Questa pratica di utilizzare farmaci è, fondamentalmente, seguita per la convenienza di coloro che si prendono cura dei bambini e per i profitti delle potenti aziende farmaceutiche, senza aver nulla a che fare con la salute dei bambini.
Clicca qui vedere collegato cartone CounterThink, “Adderall vs. Metamfetamine”.
Una ricerca nutrizionale ha dimostrato che i sintomi dell’ADHD possono essere completamente annullati, nell’80% dei bambini, in solo due settimane, eliminando dalla loro dieta i cibi trattati e gli additivi chimici. Il cosiddetto “disturbo” dell’ADHD è in realtà solo un espressione del comportamento causato dai gravi squilibri della dieta. L’intera teoria dell’ADHD può essere completamente smontata se diamo ad un bambino affetto da ADHD una console X-Box o Wii Nintendo, vedremo che il bambino si siederà e si impegnerà in un’attenta e concentrata attività di gioco , fino anche a sei ore, senza una singola pausa e senza alcuna distrazione. Se fosse presente realmente il disturbo dell’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), tutto ciò non sarebbe possibile.
La verità è che i bambini affetti da ADHD non sono per nulla malati: molte scuole sono semplicemente noiose oltre ogni immaginazione e i bambini non imparano agevolmente essendo forzati a sedere nei loro banchi ad ascoltare professori divagare a modo loro attraverso la memorizzazione di esercitazioni senza senso denominate “storia” o “scienze” o altro. I bambini imparano facendo cose e tutta questa extra energia iperattiva ha una funzione utile solo se è incanalata in esercizi “esperienziali” di apprendimento.
Il Ritalin causa danni permanenti alla salute?
Questa nuova ricerca sull’utilizzo del Ritalin e l’arresto della crescita nei bambini non risponde alla questione se i bambini recuperano mai il loro peso ed altezza normali, o se il Ritalin causa un’arresto permanente della crescita, che non può essere invertito. Ci chiediamo, comunque, se un farmaco che blocca la crescita fisica può anche bloccare la crescita delle cellule cerebrali e del sistema nervoso, portando a dei bambini oltre che fisicamente non sviluppati anche intellettualmente bloccati.
In anni precedenti gli psichiatri, con una gran faccia tosta, provarono a dimostrare che non era il Ritalin che causava il blocco della crescita - era il disturbo stesso dell’ADHD. E perciò, il trattamento con il Ritalin era il solo modo per riportare i bambini ad una crescita normale.
Questo tipo di logica contorta e tortuosa caratterizza la moderna medicina psichiatrica, che automaticamente invoca l’esistenza di numerosi “disturbi” psichiatrici, nell’esatto momento nel quale lucrosi prodotti farmaceutici diventano disponibili per trattarli. La logica della psichiatria funziona così: l’ADHD è un disturbo reale perchè è contenuto nel manuale DSIM-IV (la bibbia dei falsi disturbi psichiatrici). L’ADHD è elencato nel manuale DSIM-IV perchè è un disturbo reale, secondo un gruppo di psichiatri finanziati da Big Pharma, che se lo sono inventato. Perciò, l’ADHD è reale perchè gli psichiatri lo dicono! (Vedi il nostro cartone collegato, Fabbricatore di Disturbi, Inc., per vedere una divertente rappresentazione di questo processo).
Trattare i bambini come cavie
Nessuno conosce gli effetti dell’uso del Ritalin sui bambini. Come conseguenza, l’industria psichiatrica sta trattando i bambini come cavie, aspettando di vedere che cosa può succedere, se qualcuno prende queste anfetamine per un decennio o più. Per quanto ne sappiamo, il Ritalin potrebbe anche arrestare la crescita degli organi riproduttivi, comportando futuri problemi di fertilità. Forse la “generazione Ritalin” non sarà in grado di avere bambini. Questa è solo una supposizione, ma il punto importante qui è che anche l’industria psichiatrica lo sta supponendo. Nessuno lo sa. Test a lungo termine non sono stati fatti. E’ in pratica un esperimento del tipo “diamo questi farmaci ai bambini e vediamo cosa succede”. E’ abbastanza tipico oggi di Big Pharma, che tratta la gente come cavie produttrici di reddito, troppo stupide per svegliarsi e capire che dovrebbero mettere in dubbio le eccessive richieste di trattamento associate a dannose prescrizioni mediche.
Questi effetti collaterali di arresto della crescita e di alterazione della chimica del cervello nei bambini potrebbero plausibilmente valere la pena se il Ritalin stesse trattando un disturbo vero. Se il Ritalin, ad esempio, prevenisse il cancro al cervello nei bambini a rischio, potrebbe essere anche ragionevole scambiare una riduzione del rischio del cancro con un blocco della crescita. Ma il Ritalin non ha alcun uso medico giustificabile ed è, in verità, più una forma di controllo chimico della mente che qualcosa di paragonabile ad una reale medicina. Mettere a rischio la crescita dei bambini, allo scopo di dare loro un farmaco così potente, che se fosse venduto ai bambini in strada sarebbe illegale, è una follia medica. Non c’è alcuna giustificazione per il trattamento di massa dei bambini con questo farmaco, salvo che l’abile sfruttamento di esseri umani per profitto.
Il solo uso medico dimostrato del Ritalin, che ne risulta, sarebbe per i genitori che vogliono i loro figli più bassi e rachitici. Date a questi bambini abbastanza anfetamine e non cresceranno alti e muscolosi come i loro coetanei. Sarebbe una strategia molto utile per preparare i bambini ad una carriera come fantino o allevare un ginnasta di livello internazionale (che sono tutti piuttosto bassi per il vantaggio di avere corpo e arti più corti), ma per quei genitori che badano in realtà ad allevare bambini sani, che esprimano il loro pieno potenziale, il Ritalin sembra essere insufficiente.
Per quei genitori, che cercano di rovinare la salute dei loro bambini, d’altra parte, somministrare tre volte al giorno anfetamine sembra essere abbastanza utile. Ma perchè fermarsi li? Perchè non passare allora alle metanfetamine, e iniziare a dare ai vostri figli le metanfetamine di strada (droghe) come già l’esercito da ai loro soldati. Ha lo stesso senso che dare a loro il Ritalin, ma credete a me, se Big Pharma trovasse un modo per controllare e legalizzare le metanfetamine, gli psichiatri non avrebbero dubbi nel sostenerle, pronti ad inventarsi un falso disturbo “trattato” con le metanfetamine. (Ricordate, anche, che le metanfetamine di strada sono fabbricate dalle aziende farmaceutiche e vendute ai bambini senza prescrizione medica.)
Viene da chiedersi perchè l’Associazione For a Drug-Free America (Droga Libera) non lo fà? Questa è un organizzazione fondata in parte da aziende farmaceutiche, che sembra non avere alcun problema per quanto riguarda la prescrizione di massa ai bambini dell’anfetamina Ritalin. L’Associazione, secondo me, non vuole legalizzare la droga in America, vuole rendere l’America assuefatta ai farmaci di Big Pharma, nello stesso tempo limitando l’uso delle concorrenti droghe di strada. L’Associazione sostiene, che “il Ritalin è una medicina preziosa.” Sono fatti di crack?
Non c’è da stupirsi, se si arriva all’uso del Ritalin e a drogare i bambini, è tutto per il profitto. Il miglior modo per lanciare sul mercato un farmaco è prima di tutto costruire un disturbo, poi lanciare il farmaco come il solo trattamento conosciuto per quel disturbo.
L’abuso chimico dei bambini
Secondo me quello che sta succedendo oggi nella medicina psichiatrica è un crimine contro l’umanità e una forma di abuso chimico verso i bambini. Piuttosto che fingere che questi psichiatri abbiamo una qualsiasi reale autorità medica, dovremmo invece rinchiuderli e processarli per questi attacchi chimici alla popolazione di stile nazista. La psichiatria moderna, attraverso il dilagante avvelenamento chimico della gente ha dimostrato di essere molto più pericolosa, per la sicurezza degli Americani, di ogni minaccia terroristica, e in qualsiasi società onesta, queste persone sarebbero private del loro diritto a praticare la “medicina” e sarebbe loro negato il diritto di accesso ai bambini. Abbiamo bisogno di un ordine nazionale che reprima i professionisti della moderna psichiatria.
Credo sia arrivato il tempo per abolire l’industria psichiatrica ed i suoi disastrosi trattamenti dei bambini con pericolosi prodotti chimici, che alterano la mente. Se noi continuiamo a permettere a questi dottori dediti al profitto di drogare un’intera generazione con le anfetamine, le conseguenze a lungo termine per la società saranno, senza dubbio, devastanti. I bambini non hanno bisogno di farmaci che alterano la mente per dimostrare un comportamento equilibrato. Hanno semplicemente bisogno di un’alimentazione genuina, un’educazione responsabile e di essere tenuti lontani da zuccheri raffinati, additivi chimici e cibi trattati.
Tossicomani di Ritalin/Adderall (1) sniffano le medicine come fosse cocaina
Ecco qui una Q&A (domanda e risposta) da GoAskAlice (www.goaskalice.columbia.edu/3703.html) che spiega, in dettaglio, perchè il Ritalin e l’Adderall sono, di fatto, pericolose droghe di strada:
Cara Alice,
recentemente ho iniziato a sniffare Ritalin e Adderall (non nello stesso tempo però). Ho riscontrato che gli effetti assomigliano molto allo sniffare cocaina, ma sono meno intensi. In realtà mi piace farlo perchè è molto più economico che comprare cocaina. Comunque, mi stavo chiedendo quanto pericoloso possa essere, considerando che è un farmaco prescrivibile e io non ho mai sniffato più della dose media, che si prenderebbe oralmente. Sarebbe grande se tu potessi dirmi qual’è il pericolo nel sniffare queste sostanze e che cosa possa fare al mio corpo.
Grazie
Tossico di Adderall
(Risposta di Alice)
Caro tossico di Adderall,
Il Ritalin e l’Adderall sono due dei più comuni farmaci usati nel trattamento dell’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) e dell’ADD (Attention Deficit Disorder). Entrambi questi farmaci sono classificati nella Tabella II delle droghe, nella classe delle anfetamine. Sebbene siano stimolanti, quando sono prescritti secondo le istruzioni, da un medico, in dosi stantard per persone affette da ADHD e ADD, aiutano la gente con ADHD a mantenere la loro attenzione per un più lungo periodo di tempo. Questo permette di studiare o completare i compiti molto più efficacemente, senza le sensazioni associate agli effetti delle anfetamine.
Le droghe della Tabella II come il Ritalin e l’Aderall, comunque, hanno un’alta propensione al cattivo uso, all’abuso e la dipendenza. Largamente prescritte per i bambini di età scolare da medici, molti adolescenti e giovani adulti sniffano Ritalin e Adderall poichè credono che siano alternative più sicure della cocaina. Questo non può essere più lontano dal vero. Per prima cosa, sia la potenzialità del Ritalin che dell’Adderall aumentano in maniera esponenziale quando sono sniffati o iniettati perchè entrano direttamente nel flusso sanguigno. Secondo cosa, le prescrizioni mediche, specialmente quando non sono prescritte per l’utilizzatore, come con le droghe illecite, non diminuiscono il loro potenziale di danno. Per questi fatti e da quando l’utilizzatore crede che sniffare Adderall e Ritalin sia più sicuro, rende il cattivo uso/abuso di queste sostanze più nocivo della cocaina.
I pericolosi effetti collaterali dello sniffare Ritalin e Adderall includono:
- problemi respiratori, come la distruzione del setto nasale e del tessuto polmonare
- battito cardiaco irregolare (aritmia cardiaca)
- problemi di circolazione
- episodi psicotici
- crescente aggressività
- shock tossico
- morte, in casi estremi
Siccome l’Adderall è simile nella sua composizione chimica alle metanfetamine, pone dei pericoli aggiuntivi.
Un prolungato, continuo abuso può determinare un accrescimento dei problemi relativi al cervello e cambiamenti negativi nell’attività delle onde cerebrali. Se qualcuno fa cattivo uso/abuso del Ritalin, dell’Adderall o di entrambi, necessita di aiuto per smettere, non solo per prevenire un danno ulteriore, ma anche per proteggere la persona durante la disintossicazione.
Una volta che uno diventa dipendente da queste sostanze, smettere potrebbe causare sintomi di disintossicazione simili a quelli della cocaina, come:
- forte depressione
- psicosi
- irrequietezza
- gravi sentimenti di ansia
Puoi pensare di essere più sicuro e più sobrio sniffando Ritalin e Adderall, piuttosto che la cocaina, ma ti stai danneggiando allo stesso modo. Inoltre per possedere o usare queste sostanze, senza prescrizione medica, corri il rischio di essere arrestato.
(1) Adderall XR, è un farmaco per il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, ritirato dal commercio in Canada per gravi effetti indesiderati. Health Canada ha imposto il ritiro di Adderall XR, un farmaco che trovava indicazione nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione ed iperattività ( ADH ), perché ritenuto responsabile di morti improvvise, morti cardiache ed ictus nei bambini e negli adulti.
I gravi effetti indesiderati si sono presentati alle dosi raccomandate. Adderall XR è il nome commerciale dell’Amfetamina a rilascio prolungato. La decisione di Health Canada è stata presa dopo aver ricevuto 20 segnalazioni, a livello internazionale, di pazienti morti improvvisamente. Queste morti non erano associate ad overdose, ad un non-corretto impiego del farmaco o ad abuso. Quattordici morti sono avvenute nei bambini, e 6 tra gli adulti. Ci sono state 12 segnalazioni di ictus, 2 delle quali hanno riguardato bambini.
Adderall XR era stato approvato in Canada il 23 gennaio 2004.(Xagena2005)
Fonte: Health Canada, 2005
http://www.disinformazione.it
Sabato 1 Marzo 2008 alle
ANSA) - MILANO, 9 MAR
L’Agenzia europea del farmaco (Emea) e la Commissione unica del farmaco (Cuf) del Ministero della Salute hanno diffuso una dichiarazione per mettere in guardia dall’utilizzo di alcune specialita’ medicinali contenenti farmaci antipsicotici atipici quali l’olanzapina e il risperidone, per curare pazienti con psicosi o disturbi del comportamento correlati alla demenza (Pbsd).
L’olanzapina - affermano le dichiarazioni dei due organismi, diffuse a Milano dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri - in Italia e’ contenuta nelle specialita’ Zyprexa e Ziprexa Velotab. Il risperidone e’ contenuto nelle specialita’ medicinali Risperdal e Belivon.
”I farmaci antipsicotici di prima e seconda generazione - afferma la nota del ministero della Salute - sono largamente utilizzati nel trattamento della psicosi e dei disturbi del comportamento correlati alla demenza nei pazienti anziani (Pbsd) benche’ non autorizzati per tale indicazione”.
Ora, ”recenti studi clinici, condotti con olanzapina e risperidone - avverte la nota - hanno evidenziato un notevole aumento del rischio di accidenti cerebrovascolari acuti rispetto al placebo. Tali evidenze hanno indotto le autorita’ sanitarie ad intraprendere azioni regolatorie restrittive urgenti, analogamente a quelle gia’ intraprese dalla Food and Drug Administration (Usa). Sebbene un simile rischio non possa essere escluso per la quetiapina, non vi sono evidenze specifiche a carico di questo farmaco”.
La nota cosi’ continua: ”La specialita’ medicinale contenente olanzapina in Italia Zyprexa, e’ autorizzata con procedura centralizzata per il trattamento della schizofrenia, dell’episodio di mania da moderato a grave e, per la prevenzione dei nuovi episodi di disturbo bipolare in pazienti che hanno risposto ad un precedente trattamento con olanzapina. I risultati di studi clinici condotti per verificare l’efficacia e la sicurezza di olanzapina nel trattamento della Pbsd hanno evidenziato un aumento di rischio di eventi avversi cerebrovascolari (ictus e attacchi ischemici transitori) di circa 3 volte rispetto al placebo e un aumento della mortalita’ per tutte le cause pari a 2 volte. Le specialita’ medicinali contenenti risperidone, in Italia Risperdal e Belivon, sono autorizzate con Procedura Nazionale per il trattamento delle psicosi schizofreniche acute e croniche.
La valutazione da parte della Cuf dei risultati di studi clinici condotti per verificare l’efficacia e la sicurezza di risperidone nel trattamento della Pbsd, ha evidenziato un aumento di rischio di eventi avversi cerebrovascolari (ictus e attacchi ischemici transitori) di oltre 3 volte rispetto al placebo. La stessa Cuf, sulla base di questi dati, aveva recentemente espresso parere sfavorevole alla richiesta di estensione delle indicazioni terapeutiche di risperidone per il trattamento dei disturbi del comportamento associati alla demenza”.
Va segnalato che ”in Italia gli antipsicotici di seconda generazione sono dispensabili in fascia A su diagnosi e piano terapeutico dei centri autorizzati. Il Ministero della Salute, di concerto con l’Istituto Superiore di Sanita’ e con le principali Societa’ Scientifiche del settore, sta predisponendo la messa a punto strategie terapeutiche da adottare per il trattamento della Pbsd”.(ANSA).
BRA
09-MAR-04 20:33
Postato da il 12.03.04 09:05
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RIFERIMENTI ESTERNI
Farmaci
GIUSEPPE RICCIARDO: Il sito è dedicato alla memoria di Adriana Ricciardo, che dei medici senza scrupolo, e senza coscienza hanno usato come cavia da laboratorio, utilizzando dei farmaci sperimentali, senza il suo consenso portandola alla morte, alla giovane età di 33 anni.
Vittime dei vaccini
Bolen Report - Bolen Report
Schede dei Farmaci - Elenco dei farmaci presenti in italia con i loro foglietti illustrativi: effetti collaterali, meccanismo di azione, controindicazioni… insomma un modo per informarsi sugli effetti nocivi dei farmaci.
Guida all’uso e abuso degli psicofarmaci - a cura del Telefono Viola di Milano
- CBG Network
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Sabato 1 Marzo 2008 alle
da farmaci: come riconoscerlo e trattarlo.
Il danno epatico è una complicanza potenziale di quasi tutti i farmaci; il fegato, infatti, per le sue caratteristiche anatomiche e fisiologiche rappresenta uno dei principali organi bersaglio della tossicità dei farmaci. Dal 3 al 10% di tutte le reazioni avverse da farmaci coinvolgono il fegato, circa il 2% dei casi di ittero extraospedaliero sono provocati da farmaci. Il 20-30% dei casi di insufficienza epatica acuta (che è associata ad un alto grado di mortalità) sembrano essere correlati all’uso di farmaci. Come le altre reazioni avverse anche quelle a carico del fegato possono essere suddivise in reazioni prevedibili e dose dipendenti e reazioni non prevedibili generalmente legate alla formazione di metabliti tossici in individui con metabolismo alterato su base genetica. Nel primo caso l’esempio caratteristico è quello del paracetamolo che genera un metabolita altamente reattivo epatotossico, che a dosi terapeutiche il fegato riesce a detossificare mentre a dosi elevate eccede la sua capacità di detossificazione.
Esistono alcuni fattori di rischio per l’insorgenza di un danno epatico da farmaci e sono:
preesistente patologia epatica;
età: in generale nei pazienti anziani l’incidenza di danno epatico da farmaci è più elevata e le reazioni più gravi; nei bambini il danno epatico è più raro, a parte quelli che ricevono acido valproico, va inoltre sempre ricordata la possibilità di comparsa nel bambino della sindrome di Reye da aspirina (coma, iperglicemia, convulsioni, steatosi epatica che porta ad insufficienza epatica fulminante);
sesso: in generale le donne sono più suscettibili dell’uomo (es. epatiti da alotano, epatotossicità da isoniazide);
fattori genetici: in particolare quelli responsabili della composizione del citocromo P450 nelle sue varie isoforme;
interazioni tra farmaci: soprattutto a livello del metabolismo (ad esempio acido valproico e fenobarbitale o isoniazide e rifampicina);
patologie concomitanti: ad esempio la presenza di insufficienza renale aumenta il rischio di epatotossicità da tetracicline, pazienti diabetici hanno un maggior rischio di fibrosi epatica da metotrexate;
alcool: la tossicità epatica da paracetamolo, metotrexate e isoniazide aumenta negli alcoolisti cronici;
stato nutrizionale: maggior rischio di epatotossicità negli obesi (metotrexate, alotano) e nei soggetti che mangiano più velocemente (paracetamolo).
L’individuazione di un danno epatico da farmaci è un processo diagnostico non sempre facile. Un danno epatico inizialmente può presentarsi con pochi segni clinici, a parte la febbre. Il fegato è spesso sensibile e può essere leggermente ingrandito, la presenza di rash cutaneo può essere indicativo di un danno da ipersensibilità ad un farmaco. Nausea, vomito, anoressia sono i sintomi usuali dei pazienti con epatite. Un lavoro pubblicato sul new England Journal of Medicine definisce il danno epatico in caso di livelli di alanina-aminotrasferasi (ALT) superiori di 3 volte il limite superiore della norma e i livelli di fosfatasi alcalina (ALP) superiori di 2 volte il limite superiore della norma; inoltre, a seconda delle caratteristiche vengono definiti tre tipi di danno epatico: epatocellulare, colestatico e misto.
Tuttavia, al di la di quest’ultima osservazione, quando ad un paziente vengono prescritti farmaci notoriamente epatotossici è importante effettuare dei test di funzionalità epatica prima dell’inizio della terapia, in modo da avere dei valori basali da confrontare con quelli ottenuti nei test successivi.
Farmaci che inducono epatotossicità e classificazione del danno
Tipo di danno Caratteristiche biochimiche Farmaci che lo possono indurre
Epatocellulale E’ presente un aumento iniziale predominante di ALT, 3 volte oltre il limite superiore della norma.
Acarbose (Glucobay), Acido valproico (Depakin), Allopurinolo (Zyloric), Amiodarone (Amiodar), Baclofen (Lioresal), Bupropione (Zyban), Erbe medicinali (es. camedrio, kava kava), FANS, Fluoxetina (Prozac), Isoniazide (Nicozid), Ketoconazolo (Nizoral), Lisinopril (Zestril), Losartan (Loortan), Metotrexato, Omeprazolo (Omeprazen), Paracetamolo (Tachipirina), Paroxetina (Sereupin), Pirazinamide (Piraldina), Rifampicina (Rifadin), Risperidone (Belivon), Sertralina (Zoloft), Statine (Sivastin, Provisacor), Tetracicline, Trazodone (Trittico)
Colestatico E’ presente un aumento iniziale predominante di ALP, 2 volte il limite superiore della norma
Amoxicillina + acido clavulanico (Clavulin), Antidepressivi, Clopidogrel (Plavix), Clorpromazina (Prozin), Contraccettivi orali, Eritromicina, Estrogeni, Irbesartan (Aprovel), Mirtazapina (Remeron), Steroidi anabolizzanti, Terbinafina (Daskil)
Misto E’ presente un aumento sia di ALT che di ALP, 2 volte il limite superiore della norma
Amitriptilina (Limbitryl), Azatioprina, Captopril (Capoten), Carbamazepina (Tegretol), Ciproeptadina (Carpantin), Clindamicina, Enalapril (Enapren), Fenitoina (Dintoina), Fenobarbital (Gardenale), Flutamide (Eulexin), Nitrofuranotina (Furadantin), Trazodone (Trittico), Trimetoprim + sulfametossazolo (Bactrim), Verapamil (Isoptin)
E’ importante poter effettuare una diagnosi precoce per individuare il danno epatico ed è quindi escludere altre possibili cause tra cui altri farmaci concomitanti e verificare che l’esposizione al farmaco sia avvenuta prima dell’insorgenza del danno epatico, tenendo però presente che il periodo di latenza tra l’assunzione del farmaco e l’insorgenza della reazione è molto variabile. Il danno epatico può migliorare quando il farmaco viene sospeso, anche se all’inizio ci può essere un peggioramento, e si può ripresentare più rapidamente e in modo più severo quando il farmaco viene assunto nuovamente.
Data di pubblicazione: 10/11/2006
Bibliografia:
L. Pagliari Ordinario di Medicina Interna, Istituto di Medicina Interna e Pneumologia, Ospedale Cervello, Università di Palermo “Come riconoscere il danno epatico da farmaci”
R. Leone, I. Meneghelli, V.Piazzetta Servizio di Farmacologia Medica, Università di Verone “Danno epatico da farmaci e farmacovigilanza”
A. Russo, M.A. Catania Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia Università di Messina “Epatotossicità da farmaci”
REFI 2003-2004
Sabato 1 Marzo 2008 alle
More than 40 ways to Love Your Liver
Avoid taking unnecessary medications (Too many chemicals can harm your liver.)
Don’t mix medicines without the advice of a doctor. (You could create something poisonous that could damage your liver badly.)
Don’t drown your liver in beer, liquor or wine. (If you drink alcohol, have two or fewer drinks per day.)
Never mix alcohol with other drugs & medications.
Use caution and common sense regarding intimate contact (Hepatitis viruses live in body fluids, including blood and seminal fluid.)
Hepatitis C, spread primarily through direct blood contact, can be transmitted through contaminated needles used in drug injection.
Untreated, chronic hepatitis B and C can cause cirrhosis and liver cancer and are the most frequent reason for liver transplants.
Many infected people do not have symptoms until liver damage occurs, sometimes many years after being infected.
Never, ever, touch a discarded syringe or needle.
An Insidious Disease
Over 5 million Americans have hepatitis B or C, resulting in an estimated 13,000 to 15,000 deaths annually. Yet many people do not know they are infected until serious liver damage occurs because they have few, if any, symptoms. Who’s at greater risk of contracting hepatitis B or C? How do you find out if you’re a carrier? Here are the answers.
If you or your family has immigrated from Africa, Southeast Asia, Mediterranean countries, or the Caribbean, where hepatitis B affects up to 15% of the population, you should have a blood test to determine if you are a carrier. Your doctor can arrange this for you.
If you received a blood transfusion prior to 1990, you may have hepatitis C. As many as 300,000 people may have been infected in this way before the test for hepatitis C was developed.
If anyone in your family or a sexual partner tests positive for the hepatitis B virus, ask your doctor to test you for the virus. If the test is negative, your doctor will vaccinate you against the virus. A simple series of three vaccinations over six months will protect you against the virus for many years.
Users of intravenous drugs, particularly those who share their needles.
Men or women who have multiple sexual partners.
Health care (including ambulance) workers.
Staff of institutions for people with developmental disabilities.
Firefighters, police officers, mortuary attendants or daycare workers.
If you test positive for hepatitis B or C…
Consult your doctor. He or she will determine whether you have liver disease and if you need referral to a specialist.
If you have hepatitis B, have your family tested. Those who have never contracted hepatitis B should be vaccinated.
Ask your doctor about screening for liver cancer in order to detect tumors while they are still small and treatable.
If you are a pregnant, hepatitis B-infected mother, you can pass the infection to your infants around the time of birth. More than 90% of this form of transmission can be prevented by vaccination of the baby.
Eat for Health
Since everything we eat must pass through the liver, special attention to nutrition and diet can help keep your liver healthy. Here are some tips on eating for health healthy liver, healthy you!
Eat a well balanced, nutritionally adequate diet. If you enjoy foods from each of the four food groups, you will probably obtain the nutrients you need.
Cut down on the amount of deep-fried and fatty foods you and your family consume. Doctors believe that the risk of gallbladder disorders (including gallstones, a liver-related disease) can be reduced by avoiding high-fat and cholesterol foods.
If you already have liver disease, minimize your consumption of smoked, cured and salted foods. Taste your food before adding salt! Or try alternative seasonings in your cooking such as lemon juice, onion, vinegar, garlic, pepper, mustard, cloves, sage or thyme.
MEAT, FISH, POULTRY & ALTERNATIVES PROVIDE:
protein, vitamin A, iron, vitamin B12, niacin, thiamin
BREADS AND CEREALS PROVIDE:
carbohydrates, niacin, thiamin, iron, riboflavin, fiber
FRUITS AND VEGETABLES PROVIDE:
vitamin A, vitamin C, iron, fiber, folic acid
MILK AND MILK PRODUCTS PROVIDE:
calcium, riboflavin, niacin, folic acid, vitamin A, vitamin B12, vitamin D
Increase your intake of high-fiber foods such as fresh fruits and vegetables, whole grain breads, rice and cereals. A high-fiber diet is especially helpful in keeping your liver healthy.
Rich desserts, snacks and drinks are high in calories because of the amount of sweetening (and often fat) they contain. Why not munch on some fruit instead?
Keep your weight close to ideal. Medical researchers have established a direct correlation between obesity and the development of gallbladder disorders. Also, those who are overweight or have diabetes are at increased risk for a form of potentially serious liver disease called non-alcoholic steatohepatitis.
If you are dieting to lose weight, make sure that you are still getting all the vitamins and minerals your body - and your liver! - need to function properly
A regular exercise routine, two or three days a week, will help keep your liver healthy, too.
TROUBLE SIGNS…
Here are some signs of liver trouble. If you experience any of these symptoms, please contact your doctor:
Yellow discoloration of the skin or eyes.
Abdominal swelling or severe abdominal pain.
Prolonged itching of the skin.
Very dark urine or pale stools-, or the passage of bloody or tar-like stools.
Chronic fatigue, nausea or loss of appetite.
What to do if you have liver disease…
Follow your doctor’s advice on food, exercise and other lifestyle guidelines. Learn about liver disease and understand how your diet helps you. Learn what and how much you can eat and drink.
Contact the American Liver Foundation for a listing of chapters near you. Join the chapter - talking to other people who are also affected by liver disease will help.
Invite family and close friends to attend chapter meetings or any learning sessions your local chapter may hold.
The limitations of transplants…
While transplants are not the answer for eliminating liver disease (We need to find cures!), transplants are the only hope for survival many liver disease patients have. But there just are not enough organ donors to meet the demand.
Consider donating your organs in the event of your death. You can sign the organ donor card on your driver’s license if your state has such a program or obtain an organ donor card from the American Liver Foundation. Be sure to discuss your wishes with your family and your family doctor.
AND FINALLY…
See your doctor for a check-up on a regular basis. Remember, prevention is always the best medicine.
Supplied by the American Liver Foundation
For more liver health articles visit http://www.liverfoundation.org
(updated October 2005)
Sabato 1 Marzo 2008 alle
Gallbladder
Gallbladder is #5
Latin vesica fellea
Gray’s subject #250 1197
System Digestive system (GI Tract)
Artery Cystic artery
Vein Cystic vein
Nerve Celiac ganglia, vagus[1]
Precursor Foregut
MeSH Gallbladder
Dorlands/Elsevier g_01/12383343
The gallbladder (or cholecyst, sometimes gall bladder) is a pear-shaped organ that stores about 50 ml of bile (or “gall”) until the body needs it for digestion.
Contents [hide]
1 Anatomy
2 Microscopic anatomy
3 Function
4 See also
5 External links
[edit]Anatomy
The gallbladder is about 100 to 120 mm long in humans and appears dark green because of its contents (bile), rather than its tissue. It is connected to the liver and the duodenum by the biliary tract.
The cystic duct connects the gallbladder to the common hepatic duct to form the common bile duct.
The common bile duct then joins the pancreatic duct, and enters through the hepatopancreatic ampulla at the major duodenal papilla.[2][3]
The fundus of the gallbladder is the part farthest from the duct, located by the lower border of the liver [4]. It’s at the same level as the transpyloric plane.
[edit]Microscopic anatomy
The different layers of the gallbladder are as follows:
The gallbladder has a simple columnar epithelial lining characterized by recesses called Aschoff’s recesses, which are pouches inside the lining.
Under the epithelium there is a layer of connective tissue (lamina propria).
Beneath the connective tissue is a wall of smooth muscle (muscularis externa) that contracts in response to cholecystokinin, a peptide hormone secreted by the duodenum.
There is essentially no submucosa separating the connective tissue from serosa and adventitia.
Section References[5]
[edit]Function
The gallbladder stores about 50 ml (1.7 US fluid ounces / 1.8 Imperial fluid ounces) of bile, which is released when food containing fat enters the digestive tract, stimulating the secretion of cholecystokinin (CCK). The bile, produced in the liver, emulsifies fats and neutralizes acids in partly digested food.
After being stored in the gallbladder the bile becomes more concentrated than when it left the liver, increasing its potency and intensifying its effect on fats. Most digestion occurs in the duodenum.
[edit]See also
Cholecystectomy
Strawberry gallbladder
[edit]External links
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Gall bladder
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Wiktionary, the free dictionary.
MedlinePlus Image 19261
Sabato 1 Marzo 2008 alle
Zen School of Shiatsu
Organ/Meridian Network Assignment:
LIVER
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Learning-Treatments
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Shiatsu Coursework
Shiatsu Reading List
Shiatsu Diploma
HEALTH WARNING: spending more than 3 hours on an assignment can seriously damage your enthusiasm. In the early stages of learning you might not get much done in 3 hours but do have patience with yourself. It will come.
Is this a Yin or a Yang meridian? what’s the difference?
What is the direction of the meridian’s flow?
At what time of day or night does the tide of ki reach its peak in the meridian?
What is the partner of this meridian?
What is its Element or Energy-Phase and:
Mother Child Controller Manifestation or “Flower” Movement
Colour Sound Sense Taste Smell Fluid
Tissue Direction Season Time
What is the difference between the Meridian’s time of day or night and its Element’s time of day or night?
What is the difference between the Meridian’s direction of flow and its Element’s direction of flow?
See if you can get an idea of the functions and a feel for the energy of the meridian and its element before attending the Tutorial. Remember that the Classical Meridians flow into each other in the cycle of the Meridian Clock, and the Masunaga Extensions meet in the Hara.
In the Yellow Emperor’s Classic of Internal Medicine (the Nei Jing), the Large Intestine is described as:- “A military leader who excels in his strategic planning.”
What do you think this means?
You should be able to demonstrate basic understanding of:
The differences/similarities between Classical and Extension routes.
The external route and First and Last Tsubos of the Classical Meridian - which are not really the beginning and end points as the meridians follow internal routes (which you are not required to know) where they permeate their own organ and wrap their partner-organ.
The route of the Masunaga Extension
Locations, Functions and Uses of the Required Tsubos:
1 3 4 5 8 13 14
What Tsubos - if any - are contra-indicated for what conditions?
What has LV13 got to do with Spleen?
What conditions physical, emotional, mental might be indicated by the meridian being:
more kyo?
more jitsu?
Where are the meridian’s Bo Points and Yu Points in relation to the associated organ?
Where are the Diagnostic Areas on the:
Face Back Hara
What is the relationship between Bo Points, Yu Points, Diagnostic Areas and Organs?
What treatment position best enables you to connect with Bo Point and meridian? why would you want to do this?
Why might stretching be appropriate for dispersing jitsu but not for tonifying kyo?
Describe the Anatomical Location of the Organ, its western function and associated western system.
Compare Organ functions: Western; Masunaga; TCM
LEARNING AIDS: colouring in the meridians on the following pages and then drawing them on the images below will help your learning.
Summary
the Intermediate Diploma Assessment Requirement is for you to be able to locate and treat (therefore know their functions and uses) by tonification or dispersal/sedation:
The required Tsubos including Bo and Yu points
Classical Meridian
Masunaga Extension
for Professional Licence Assessment you may be asked to describe their anatomical locations using anatomical/medical terminology – “as if on the telephone to a Latin-speaking Doctor!” - in relation to:
Bones
Muscles
Organs
Neighbouring Meridians
and to demonstrate understanding of any above aspect of this assignment including insights from the necessary additional reading for the Professional Licence and your own experiences from Treatments, Out-Clinics and Work-placement.
Module Completion: please have your Tutor validate the following
ASSIGNMENT COMPLETED:__________________date & stamp
TUTORIAL ATTENDED_______________________date & stamp
PRACTICAL ATTENDED:_____________________date & stamp
LEARNING-TREATMENTS………………………attach for stamping
What have you learned about yourself from this Assignment?
Sabato 1 Marzo 2008 alle
La gravidanza è un fenomeno con caratteristiche e polarità energetiche tipicamente Yin :
nasce e si sviluppa dall’interno, coinvolge il sangue (aspetto yin), riguarda le donne, banale ma molto yin!
Il fatto che sia Yin serve a chiarire perché si soffre di nausea e vomito i primi mesi.
Il cibo dovrebbe scendere. Normalmente abbiamo lo Yang che scende e lo Yin che sale.
In gravidanza lo Yin aumenta, e se aumenta troppo altera lo yang che non riesce più a scendere armoniosamente provocando vomito, irrequietezza, agitazione.
Dal punto di vista energetico, i disturbi dei primi 3 mesi sono dati da un eccesso di yin che altera lo yang. Scaricare lo yin potrebbe causare un aborto, quindi non possiamo farlo. Si può favorire la discesa dello yang attraverso il Meridiano di Stomaco.
Quando nei primi 3 mesi ci sono disturbi di nausea, giramenti di testa, trattare il Meridiano che permette la discesa: Stomaco. In più, Stomaco è un meridiano molto importante per i primi 3 mesi perché produce il Sangue: tonifica, controlla e armonizza il sangue.
Inoltre, nei primi 3 mesi, la donna è facilmente agitata. Il Meridiano accoppiato a Stomaco per la legge m/mezz. è Ministro del Cuore. Quando si presentano tutti questi disturbi, bisogna armonizzare Stomaco e PC.,gli altri meridiani accoppiati : Milza e Fegato.
Ministro Cuore: per agitazione
Milza: i primi 3 mesi il bambino è un grumo di sangue. Lo Stomaco produce il sangue, Milza lo trattiene dove deve stare. Milza fa in modo che il bambino resti attaccato, è contro i prolassi, trattiene il sangue nei vasi; serve per trattare donne che hanno aborti ricorrenti (Rene quando non riesce a rimanere incinta).
Fegato armonizza il sangue e lo distribuisce.
Nei primi 2-3 mesi è importante che M. e F. funzionino bene: può darsi che F. distribuisca troppo, o M. non contenga abbastanza.
Riassumendo, nei primi 3 mesi i 4 meridiani classicamente influenzabili sono: Stomaco, Milza, che rappresentano il centro, il nutrimento (la mamma che deve nutrire il bambino, deve sviluppare il proprio centro), Ministro Cuore e Fegato, che rappresentano uno dei sistemi con cui l’alto e il basso si armonizzano al proprio interno.
Primi 3 mesi, grumo di sangue che prende forma. Il sangue viene nutrito dalla Milza. Lo Stomaco fa in modo che il nutrimento scenda. PC. fa in modo che io viva bene la gravidanza. Fegato mi rende calma e tranquilla.
PUNTI ABORTIVI
ST 36 su alcuni testi viene indicato come punto abortivo, mentre altri lo consigliano nei casi di nausea : la confusione, o il dilemma, è grande. J.R. Worley, padre fondatore dell’agopuntura inglese, ha fatto uno studio approfondito dal quale risulta che ST 36 è abortivo dall’8° mese, mentre la nausea mattutina è un problema dei primi 3 mesi. Non lo moxerò mai al 7°, 8°, 9° mese, a meno che non voglia facilitare il parto.
Ci sono 2 o 3 punti che ritornano sempre, quali SP 6, LI 4 Gokuku O BL 60.
Il più pericoloso di tutti è considerato LI 4 Gokuku, perché per essere abortivo deve essere tonificato e la moxa lo tonifica.
A livello di shiatsu, io per anni ho premuto LI 4 Gokuku e GB 21 : non è mai successo niente. Dubito che la semplice pressione su un punto sia veramente efficace per interrompere una gravidanza. Se così fosse, diventa incomprensibile il fatto la popolazione della Cina superi il miliardo di abitanti !!! L’effetto dei punti cambia molto a secondo di come vengono stimolati : alcuni punti non vanno assolutamente tonificati, altri dispersi. Se SP 6 non lo disperdo, ma lo tonifico, produce l’effetto contrario: rinforza l’utero. R. Low lo indica come punto anti-aborto.
Quindi a livello di pressione e di moxa SP 6 può essere trattato.
Si sconsiglia di fare LI .4 Gokuku: è uno dei punti che facilita il parto. Quando lo si usa in questo caso, si sente proprio che il bambino inizia a muoversi.
Se si tratta M 6, il bambino non lo sente, lo sente la mamma: migliora le contrazioni (si vede nel monitoraggio), lavora sull’utero. LI 4 Gokuku lo sente il bambino. Al bambino non piace G.I.4; M 6 lo gestisce meglio.
Gli altri punti segnalati da Worley, non so dove li abbia tirati fuori. Non so perché R1 sia considerato abortivo, mentre altri lo considerano tonificante dell’utero. Purtroppo non si può provare.
Comunque a livello di shiatsu non c’è nessun pericolo: potete premere dal 1° giorno al 9° mese che non succede niente (una signora riporta che le sue pazienti trattate hanno avuto addirittura parti postdatati).
I punti che sono segnati come proibiti: SP 6, LI.4, GB 21, BL 60, vi consiglio di premerli, di moxarli, quando il bambino è a termine e non vuole uscire. Conviene trattare tutti i giorni, anche 2 volte al giorno (è uno dei rari casi in cui si moxa 2-3 volte al giorno), per lo meno intervenendo su questi 4 punti. Se non ci sono complicazioni ( un funicolo, un problema di placenta, problema di dilatazione), nel giro di 2-4 giorni il bambino esce. Funzionano meglio se la donna non è primipara.
Riportiamo quanto emerso da un confronto fatto fra diversi studiosi riguardo ai punti pericolosi in gravidanza.
PUNTI CONTRO-INDICATI IN GRAVIDANZA
AUTORE J.R. WORLEY
S I. : 7(VI), 10(VI)
KI. : 1 (VIII), 2(VII), 4 (IV), 7(VIII);
PC. : 6 (VI), 8(VIII);
TE. : 4 (III), 10(IV);
GB : 2 (I), 9(IV), 34 (II);
LU : 7 (VI), 11 (VII);
LI. : 2 (IX), 4(I), 10(IX);
ST. : 4(V), 36 (VIII), 45 (VI)
I numeri tra parentesi si riferiscono al mese di gestazione dal quale il punto diventa contro-indicato
Y. MOLLARDO BRUSINI
BL : 60-67, GB 21, LI. 4, SP 6
M. VATRINI
BL: 60-67,GB. 21, ST. 36, SP 6
A. JAYASURIVA
BL 67, ST. 36, SP 6, KI 3, LI 4 tutti i punti del basso addome
G. MACIOCIA
BL 60, SP 6
ISTITUTO DI MEDICINA TRADIZIONALE DI PECHINO, SHANGAI, NANCHINO ISTITUTO DI AGOPUNTURA DELL’ACCADEMIA DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
BL : 60-67, SP 6, LI 4
R. RIDOLFI & S. FRANZEN
GB 21, LI : 4-10, SP 6, ST. 36, LR 3, KI 1
Se si assiste a un parto, la moxibustione è a volte meglio dell’agopuntura, perché durante il travaglio la donna non sempre è in condizione di restare quasi immobile per 15/30 minuti, il tempo in cui gli aghi rimangono infissi. Con la moxa, applicata sia tramite il sigaro sia coi conini, la partoriente si può muovere più liberamente.
SP 6 Saninko aumenta le contratture, quindi se c’è poca spinta funziona molto bene.
BL 60 Konron apre le acque.
GB 21 Kensei permette la discesa, va fatto all’inizio. Non è tanto considerato abortivo, ma sulle donne incinta dà come dei cali di pressione: la donna si sente scendere giù l’energia, la pressione; può dare capogiri, vertigini anche se solo premuto. Nella pratica del QiGong si considera l’esistenza di un ramo interno che lega GB21 all’utero. Nona caso è un punto che fa scendere .
LI 4 Gokoku spinge fuori il bambino.
E’ consigliabile l’assunzione di Arnica 200 CH: rimedio antitrauma, un tubetto mono-dose da prendere prima e dopo del parto. Come quando si va dal dentista a togliere un dente. Un tubetto prima e uno dopo. Il parto energeticamente è un grosso impegno, si perde molto sangue.
RIASSUNTO PUNTI PROIBITI:
I punti che è meglio non fare, sono i 4 punti che faciliterebbero il parto. Poi ci sono tutti i punti dall’ombelico alla sinfisi pubica, che lavorano tanto sull’utero, quindi hanno un’azione diretta sul bambino. Sono proibiti in agopuntura. E’ controversa la pericolosità di alcuni nell’utilizzo in moxa.
Presentazione podalica
BL 67 Shiin : grande punto per le presentazione podaliche, efficace 9 volte su 10 nei parti podalici, assolutamente privo di rischi : vale la pena di provarlo. Lo si applica a partire dalla 24°/28° settimana. Va fatto tutti i giorni, o a giorni alterni, per almeno 2 settimane. E’ consigliato far venire mamma e marito, mostrare al futuro padre l’utilizzo del sigaro in modo che sia lui a ripetere quotidianamente il trattamento per non far venire la donna tutti i giorni.
Nelle ultime settimane, oltre BL 67, bisogna moxare SP 6 Saninko. E’ uno studio riportato da J. Mizutani, famoso praticante e ricercatore che lavora in Canada. Lui lo applica dal 6° mese, stimolandolo con piccoli coni direttamente sulle cute. Bisogna essere molto sicuri della tecnica. Nel dubbio utilizzarlo solo nelle ultime 2 settimane: al massimo nasce in anticipo. BL 67 lo fate trattare a casa autonomamente, mentre è meglio che SP 6 lo trattiate voi direttamente due volte a settimana.
DISTURBI più COMUNI in GRAVIDANZA
Vene varicose
Stitichezza, emorroidi
infezione della vescica,
vomito e nausea
disturbi nasali
mal di testa
problemi digestione
anemia, pressione
pre-eclampsia (non noi, medico)
mal di schiena
ritenzione idrica
crampi
Su tutti, possiamo intervenire tranquillamente a livello di shiatsu.
Dal 3° al 6° mese, energeticamente succedono 2 cose:
Milza e Fegato lavorano per due;
Rene sorregge il doppio peso.
Le vene varicose, la stitichezza, i disturbi nasali, rientrano in un disturbo ormonale, alterazione della muscolatura liscia (sia vene che intestino hanno una muscolatura liscia, quella non controllata).
Disturbi ormonali Muscolatura liscia
Fegato Milza
Quindi, parte interna delle gambe.
Il Rene è coinvolto perché legato: 1) alla distribuzione e conduzione ormonale; 2) alla colonna.
Problemi di mal di schiena.
Durante la gravidanza, dal 4-5 mese, la colonna incomincia a modificarsi.
Bisogna fare una distinzione netta fra chi soffre di mal di schiena i primi 3-4 mesi, e chi soffre dal 5-6-7 mese.
Se il mal di schiena è avvertito all’inizio, la colonna o la Vescica non c’entrano nulla, perché il sovraccarico non è tale da dare mal di schiena. Durante i primi 3 mesi, aumenta di volume di qualcosa dentro. E’ il tipico mal di schiena da Chong Mai. A livello di shiatsu vi risuonerà tantissimo su Milza (Masunaga: Intestino Tenue .). E’ un mal di schiena interno, non legato al fatto di essere seduto o in piedi, anzi, diminuisce un po’ muovendosi ed è abbastanza strano. Importante trattarlo tramite Milza :
SP 4 Koson, che 1) non è abortivo, 2) è un punto classico per la lombalgia da Milza, 3) apre il Chong Mai.
Spesso è inutile cercare di distendere la colonna.
Se il mal di schiena è dal 6° all’8° mese (più difficile al 9°, perché più si avvicina il parto, più si è sotto effetto anestetico, perché in preparazione al parto vengono prodotti una serie di ormoni).
La colonna si modifica di aspetto: aumentano le lordosi lombare e cervicale. Si posso avere: mal di testa, capogiri, torcicollo, mal di schiena lombare.
In questi casi è fondamentale lavorare in distensione, senza mettere la persona a pancia in giù: sul fianco o da supino.
Aumentando le curve, le vertebre sono più schiacciate dietro, con due possibili conseguenze: viene toccato il nervo o vengono infiammate per sovraccarico le articolazioni posteriori. E’ il classico mal di schiena di chi porta i tacchi e che passa o si attenua piegandosi in avanti e portando le ginocchia al petto. E’ un mal di schiena non pericoloso, a meno che non sia presente anche una sciatica.
Il questo caso chiedere sempre come va l’intestino: se è pigro, in qualche modo è legato alla sciatica. Il 30% delle sciatiche è legato all’intestino ed in particolare alla valvola ileo-cecale. Già nella donna incinta c’è una predisposizione alla stitichezza e alle emorroidi; è utile chiedere alla gravida che accusa una sciatica se ha avuto un rallentamento delle funzioni intestinali; in questo caso è importante trattare l’intestino.
La posizione del bambino può dare una sciatica laterale: si chiama meralgia riflessa, colpisce dal 5-6 all’8 mese, con dolore