Sabato 16 Febbraio 2008...

Scelgono le donne, quelle non lobotomizzate però. (grazie per la bella foto Baruda)

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2 Commenti

  • A proposito di donne, ripeto, il mio afflato in questo momento è verso una misoginia mediocre:
    non sopporto più le donne, eppure sono femministo. Odio la civetteria bugiarda, la loro mancanza totale di elasticità, il senso del dovere, quello di colpa, la mancanza di responsabilità.
    Odio delle donne il loro modo di progettare i torti, molto più furbo di quello degli uomini, ancora, a volte, veramente pleisto(s)cenici.
    Progettare il dolore ha un che di eucaristico e folle: qualcosa di vagamente messianico, che assomiglia alle vesti blu di tante Maddalene in giro con la loro casa di Loreto volante.
    No, non sopporto davvero il pragmatismo delle donne, il sapere l’hic et nunc ed il post e il postrea. Sono prostrato dalla decisione di una Donna Altrui, delocata: proprio come i non-luoghi di Augè, spesso citati in contesti non appropriati. Io combatterò fino alla fine, per riconquistarmi il gusto. Di innamorarmi dell’amore: proprio in base agli umori; come gli animali. Io riprenderò le fila del discorso e lo porterò alla prostrazione di una verità: leggittima e risplendente.

    Poppy

  • Dice un detto africano: quando arrivano gli dei è il momento della punizione, il momento più sbagliato sarà quello della remissione dei peccati.

    Giusta, Silvetta, Brigiaida, Birgintz, Andrea, Emanuele: io non posso vedermi seduto ad un tavolo con voi. Mi fate pena, imbacuccati nel vostro moralismo, nel vostro essere perbene a tutti costi e poi fottere brava gente.
    Ci sarà la vendetta splendente, quella che “nessuno se ne accorge”: lo scherzo, lo sberleffo, la scelta di Fo e di Jannacci, la scelta del sessantotto con cui voi nulla avete a che fare, se non per retaggi da fuorisede borghesi a cui la vita sembra piombare addosso. IO soffro come un cane, come Pericle, non smetto di sanguinare lacrime ogni giorno che Dio (quel Dio che voi, a moda, bestemmiate). Si tratterà di far saltare qualche testa, qualche posto universitario, qualche sito, qualche archivio, qualche lavoro, ma alla fine i torti- cari conoscenti- vanno rimessi. Con il consueto affetto per voi Gentili.

    Uriel Da Costa, El Conciliador
    Venedig 1605

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